Memorie-2019

 

 

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DA ROMA ALLA TERZA ROMA

XXXVIII SEMINARIO INTERNAZIONALE DI STUDI STORICI

Campidoglio, 20-21 aprile 2018

 

 

http://www.dirittoestoria.it/7/CV/Mastrocinque-CV-D@S-2008_file/image002.jpgAttilio Mastrocinque

Università di Verona

 

 

L’OURANOPOLIS SECONDO ROBERT TURCAN

 

 

 

 

Robert Turcan, nato nel 1929, è scomparso il 16 gennaio 2018, a 89 anni. Personalmente lo incontrai molte volte, anche durante i convegni “Da Roma alla terza Roma”, e lo consideravo uno fra gli esponenti più autorevoli nel mondo degli studiosi di storia romana e delle religioni del mondo classico. Negli ultimi anni ho comunicato con lui anche con la posta elettronica, prima tramite la figlia Anne-Marie, poi direttamente, quando accettò di usarla, dato che amava molto la carta e la penna.

In questa sede intendo parlare brevemente del suo libro del 2011 Ouranopolis. La vocation universaliste de Rome, Contributions aux Séminaires internationaux «Da Robert-Turcan-foto2Roma alla Terza Roma», Roma, CNR-Publisud. Quella di Robert Turcan, in questo suo libro, è una summa di quanto si può capire dell’ideologia romana e di quanto di essa è importante e duraturo. La sua non è un’opera celebratoria (e nemmeno denigratoria, ovviamente), ma un libro di storia, che ci fa comprendere come nacquero concetti come quello dell’eternità di Roma o della sua universalità, o della sua estensione su tutto il mondo. Si trattava di concetti articolati secondo periodi differenti e punti di vista differenti, e il Turcan prende in considerazione anche le opinioni dei nemici di Roma, per far capire come non si trattasse di idee universalmente riconosciute e condivise.

Un ampio spazio è riservato all’idea di eternità di Roma che, in epoca repubblicana avanzata, fra il II e il I secolo a.C., era in genere condizionata a fattori basilari, come il rispetto della tradizione costituzionale o il comportamento degli uomini politici in ambito pubblico. Minacce di rovina e fine per Roma non furono diffuse solo da profezie apocalittiche, ma anche da autori romani (per es. l’autore della Rhetorica ad Herennium o il giovane Orazio degli Epodi) che riconoscevano nelle guerre civili la possibile causa di rovina per Roma. Fu con l’epoca augustea che l’eternità di Roma divenne incondizionata e garantita da Giove, come si legge all’inizio dell’Eneide, mentre in epoca imperiale si radicarono concetti come quello dell’eternità dell’imperatore (vale a dire dell’impero e della continuità dinastica), della repubblica o del senato.

Esisteva un’eternità ciclica, con una durata illimitata in assoluto o illimitata nei secoli, o un’idea di fine del mondo, e dunque anche della Romanità, che poteva eventualmente essere posticipata nel tempo, come sostenevano i Cristiani, che attribuivano alle loro preghiere la capacità di allontanare nel tempo il giorno del Giudizio finale, come leggiamo già nella seconda Apologia di Giustino martire (7.1).

Molte profezie, di matrice giudaica o cristiana, che preannunciavano la fine di Roma si possono leggere negli Oracula Sibyllina ed erano certamente popolari al tempo della rivolta giudaica guidata da Bar Kochba. In questa fase storica la dedica del tempio di Venere e Roma, da parte di Adriano, fu quasi altrettanto pregna di significati quanto quella dei ludi secolari augustei del 17 a.C., e intese, ancora una volta, ribadire l’eternità di Roma, che fu promessa un tempo da Giove a Venere, come nel racconto virgiliano. Robert Turcan calcola che allora ricorresse l’DCCCLXXX anniversario della fondazione, con una serie di 27 cicli di 365 anni. Come rileva il Turcan, già Marta Sordi aveva notato che dal 396 al 31 a.C., cioè dalla presa di Veio alla battaglia di Azio, erano intercorsi 365 anni e recentemente Bernard Mineo (nel Companion to Livy da lui curato) ha notato che Livio concepiva una eternità ciclica basata su periodi di circa 350 anni, che andavano da momenti di apogeo a momenti di gravissima crisi e insieme di ripartenza, per cui l’epoca della crisi di Camillo e l’incendio gallico fu poi seguita da un’ascesa fino all’epoca di Scipione l’Africano, per poi discendere fino ai disastri delle guerre civili e ripartire sotto il “buon Augusto”.

Robert Turcan studia l’universalismo di Roma, che sembra fare da pendant spaziale all’eternità temporale. Rutilio Namaziano diceva che Roma dell’universo aveva fatto una città, espressione che riecheggia l’idea stoica (Zenone al tempo dei successori di Alessandro Magno e Posidonio al tempo di Pompeo, come si apprende dal prologo alle storie di Diodoro e come il mio Maestro Piero Treves sostenne nel colloquio dell’Accademia dei Lincei La filosofia greca e il diritto romano) di un’unica cosmopolis. Ouranopolis era un termine con cui gli autori cristiani chiamavano il paradiso o la città di Dio, ma in Ateneo di Naucrati (Deipnosofistae I.36.11: ἐν τῇ Ῥωμαίων οὐρανοπόλει) designava Roma come sede di moltissime altre città, un microcosmo dove tutti convergevano ed erano rappresentati. Quindi non solo un impero che tendeva ad essere, o voleva essere universale ed estendersi su tutta la terra, ma anche una città che aveva in sé moltissime genti, potenzialmente tutte.

Il Turcan ha trattato magistralmente anche l’idea di vecchiaia di Roma e l’idea della storia di Roma come storia dell’umanità. Già in Varrone compare l’idea di vecchiaia e invecchiamento, collegata con la discordia. Contro l’idea di vecchiaia operava l’idea di renovatio temporis, che ritorna frequentemente nella cultura romana. Per Floro, ad esempio, la rinascita sarebbe avvenuta sotto Traiano, mentre per la Historia Augusta sotto Augusto. Molto opportunamente il Turcan cita, a tal proposito, il tema delle due uniche divinità che dal Campidoglio non si poterono mai spostare: Terminus e Iuventas. Di Terminus si era occupata Giulia Piccaluga, nel suo libro, Terminus, appunto, ma ora diventa chiaro, grazie alle pagine del Turcan, l’abbinamento con Iuventas, la giovinezza. Terminus, il dio del cippo terminale, aveva la sua sede al centro, non al confine, perché Roma non aveva confine (imperium sine fine dedi diceva Giove nella famosa profezia data a Venere nell’Eneide). Ma il ringiovanimento era altrettanto importante. Un vecchio libro di Angelo Brelich (Die geheime Schutzgottheit von Rom, Zürich 1949) aveva già sviscerato i segreti della vitalità romana e delle sue divinità che garantivano il rinnovamento. Roma non avrebbe avuto confini, né temporali né spaziali, grazie anche a Terminus e Iuventas, che stavano al centro di Roma.

Sono eccellenti anche le pagine di Robert Turcan sul modo in cui i Cristiani conciliarono, se così si può dire, l’idea di eternità di Roma con la convinzione che la fine dei tempi si stava avvicinando e con essa il giorno del Giudizio e la fine di ogni saeculum. In San Girolamo e Rutilio Namaziano, come pure nel pagano Ammiano Marcellino, ritorna l’idea che Roma sarebbe finita solo quando il mondo sarebbe giunto alla sua fine. Per i Cristiani una concezione del genere ammorbidiva moltissimo l’impatto della loro ideologia apocalittica nei confronti dell’idea di Roma eterna. Era una forma di conciliazione ragionevole.

La perdita di questo grande studioso, di Robert Turcan, è solo parzialmente compensata dall’eredità che ci ha lasciato: le sue vaste opere, i commenti e traduzioni di autori fondamentali per la storia romana e per la storia della religione romana, editi nella serie delle “Belles Lettres”, i suoi studi sull’ideologia funeraria attraverso l’iconografia dei sarcofagi di età imperiale, sul Dionisismo romano, sull’ideologia imperiale. Conservo gelosamente la sua ultima monografia, dedicata all’imperatore Tiberio, che testimonia la sua instancabile volontà di studiare, di capire e divulgare la conoscenza.

 

[Un evento culturale, in quanto ampiamente pubblicizzato in precedenza, rende impossibile qualsiasi valutazione veramente anonima dei contributi ivi presentati. Per questa ragione, gli scritti di questa parte della sezione “Memorie” sono stati valutati “in chiaro” dal Comitato promotore del XXXVIII Seminario internazionale di studi storici “Da Roma alla Terza Roma” (organizzato dall’Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira’ del CNR e dall’Istituto di Storia Russa dell’Accademia delle Scienze di Russia, con la collaborazione della ‘Sapienza’ Università di Roma, sul tema: «IMPERO UNIVERSALE, CITTÀ, COMMERCI: DA ROMA A MOSCA, A NERČINSK») e dalla direzione di Diritto @ Storia]