Memorie-2019

 

 

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DA ROMA ALLA TERZA ROMA

XXXVIII SEMINARIO INTERNAZIONALE DI STUDI STORICI

Campidoglio, 20-21 aprile 2018

 

 

http://www.dirittoestoria.it/8/Memorie/Roma_Terza_Roma/Panebianco-Impero-Stati_file/image003.jpgMassimo Panebianco

Università di Salerno

 

IL TRATTATO DI NERČINSK: ASPETTI GIURIDICI

 

 

Sommario: 1. L’epoca della pax universalis e l’aeternum foedus russo-cinese: Nerčinsk (27 agosto 1689). – 2. Ius communicationis e tipologia degli accordi inter-imperiali di “amicizia-circolazione-commercio”. – 3. Nota bibliografica

 

 

1. – L’epoca della pax universalis e l’aeternum foedus russo-cinese: Nerčinsk (27 agosto 1689)

 

Nell’attuale dibattito storico sulle epoche del diritto internazionale, la data simbolica del 1689 fa da pendant con quella più nota del 1648 e segna l’incipit di un’era cruciale per i rapporti bi-multilaterali fra Russia e Cina. Nel 1689, con il Trattato di Nerčinsk, i due Imperi “universali” si inseriscono verbatim in un sistema di universalis pax a linguaggio unico, inaugurato a Westphalia nel 1648 («pax sit universalis aeterna christianissima tranquillissima»). Conviene analizzare il significato di tale allineamento, al fine di verificare la data di ingresso della Cina nel sistema internazionale. Si ottiene, così, la retrodatazione di ben due secoli (dal XIX al XVII sec.), rispetto alla tesi corrente, secondo cui la Cina avrebbe compiuto il suo ingresso o la sua prima “entrata” nella società internazionale solo dopo il 1850, uscendo così dal suo storico “isolamento asiatico”[1].

Nell’attuale fase di revisione degli studi storici sull’epoca della modernità europea, la discussione si concentra su due modelli possibili. Il primo risale alla rifondazione del Sacro Romano Impero, nel periodo intercorrente fra le due date simboliche del 1453 (caduta di Costantinopoli) ed il 1648 (Pace di Westphalia). Il secondo modello risale, invece, alla tradizione dell’Europa orientale ed al suo sviluppo come sistema “inter-imperiale”, nei rapporti diplomatici tra l’Impero russo e l’Impero cinese secondo il trattato internazionale di Nerčinsk.

Occorre, pertanto, procedere preliminarmente al confronto tra il Sacro Romano Impero dal 1453 al 1648 (“Europa di Westphalia”) e l’Impero russo dal 1648 al 1689 (“Eurasia di Nerčinsk”).

I due modelli sono fra loro complementari e non alternativi. Il ripensamento in corso relativo al modello di Westphalia non equivale ad un’Europa occidentalizzata, secondo il noto diagramma per il quale essa si estende dalla città di Ginevra fino allo Zar di tutte le Russie (E. Vattel, Droit des gens, Londra 1758), ma neppure equivale ad una soluzione alternativa di un’Europa orientalizzata da Westphalia a Nerčinsk (Europa eurasiatica). Cosicché, i due trattati in esame, non simultanei e non gemelli, sono però consecutivi e complementari. Ambedue si ascrivono alla categoria dei trattati di pace, universalmente eterna, generale e completa. E, perciò, essi delimitano le aree di influenza, come accordi delimitativi dei confini certi e di zone di libera circolazione di gruppi migranti e di liberi commerci.

Dopo la conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II Sacro Romano Impero e Impero ottomano restano attori principali nell’Europa mediterranea[2], fino alla translatio imperii a Mosca. L’impero della Terza Roma si colloca lungo l’intera frontiera orientale come erede e successore dell’impero romano-bizantino di Costantinopoli. E, così, si colloca dall’Asia all’Europa, dal Mar nero al Mar Baltico. Il rapporto con l’Europa significa per la Russia l’apertura di un fronte occidentale, come secondo fronte rispetto ai Paesi centro-orientali e a partire dalla fine del sec. XV (Czar Ivan IV), che tale fenomeno diventa espansivo[3].

Nel nuovo spirito dell’Europa di Westphalia nel XV sec. la Russia appare portatrice di una cultura internazionalistica nell’ambito di un trattato russo-cinese (Nerčinsk 1689). È un accordo trilingue (latino, manciù e russo), avente come obbiettivo concordato l’amicizia e la pace perpetua tra in due Paesi (amicitiae aeternum foedus). Suo quadruplice oggetto è la pace tra i due Imperi, la reciproca apertura alle correnti migratorie, la libertà di commercio e, soprattutto, la fine delle controversie di frontiera nelle regioni meridionali (regione dell’Amur). Per terminologia e contenuti, il testo del trattato russo-cinese appare non difforme dallo spirito di Westphalia, anche per la presenza nei negoziati diplomatici di traduttori-interpreti di sicura origine europea[4].

In tale ampio contesto europeo, si può concludere in merito alla “modernità” russa (rutena), nel senso di una sua appartenenza alla categoria imperiale-internazionale. A favore di tale tesi depone la natura geopolitica di tale Paese, la cui dimensione continentale unica, consente di definirlo come pan-europeo, come Impero di tutte le Russie, da nord a sud e da est a ovest. Tale dimensione, propria degli Imperi antico-medioevali tendenzialmente chiamati a governare tutte le terre “abitate”, si congiunge con la pluralità degli stati minori, sia interni che esterni all’impero russo, come tale riconosciuto e riconoscibile, a cavallo tra due epoche consecutive della storia del “diritto internazionale”[5].

 

 

2. – Ius communicationis e tipologia degli accordi inter-imperiali di “amicizia-circolazione-commercio”

 

Esaminiamo ora il rapporto russo-cinese del XVII sec. nell’ottica della dottrina internazionalistica dell’epoca, finalizzata a creare un linguaggio diplomatico comune fra Europa ed Asia. È ovvio il richiamo alla dottrina ispano-portoghese dello jus totius orbis premessa indispensabile per comprendere il successivo giusnaturalismo europeo. Tanto significa che il Trattato di Nerčinsk colloca la sua base ideologica e dottrinale nelle grandi correnti del giusnaturalismo di quell’epoca (Francisco de Vitoria, Francisco Suarez)[6].

Ciò premesso si osserva come il predetto Trattato di Nerčinsk, visto dai giuristi europei dell’epoca del XVII sec., determina non solamente un confine eurasiatico, ma si inserisce in un acceso dibattito di quella epoca concernente la composizione della comunità internazionale, circa la normale presenza di Imperi e Stati, come legislatori della stessa, aldilà di ogni possibile distinzione, ormai inaccettabile, tra Stati civili e non. Come è noto la presenza dell’Impero cinese rappresenta l’argomento principale, per una visione universalistica inclusiva e non escludente aperta a tutte le realtà politiche dell’epoca. Si allude alla scuola di fine XVII sec., retta dai professori di Heidelberg (S. Pufendorf e S. Coccejo), fondatori e docenti nella prima cattedra di diritto naturale e delle genti tenuta in Europa all’interno del Sacro Romano Impero e su espressa richiesta dell’Imperatore Carlo IV. Ai fini della trasformazione del grozianoDe jure belli ac pacis” nel pufendorfianoDe jure naturae et gentium”, nonché nel Grotius novus, ovvero nella nuova editio che unifica i due titoli dell’opera, si assiste ad un processo di legittimazione non limitato al solo diritto di pace e di guerra. Tale nuovo diritto si espande alla presenza naturale dei soggetti politici ed alla posizione di eguaglianza fra le genti dell’epoca, ai fini della dimostrazione di un universalismo proprio e peculiare della modernità europea sull’asse orientale. Riportiamo il testo di S. Pufendorf, De jure naturae et gentium , 1676, L. 2, Cap. 8, Par. 7: «hodie pauci quidem populi Greciae et Romae… id nobis sum simus, ut cultura morum reliquis superiores nos seramusiamdudum achinensibus Europaeis unus dumtaxat oculus relictus, coeteri coecitatis damnati…»[7].

Nella tipologia dei trattati internazionali dell’epoca il trattato russo-cinese presentava una serie di caratteristiche palesemente già note nella prassi diplomatica dell’epoca: a) trattato diplomatico; b) trattato internazionale; c) trattato di relazioni internazionali.

Nel primo senso esso era stato negoziato e concluso da plenipotenziari imperiali e fin dal suo primo articolo prevedeva un successivo incontro degli stessi, allo scopo di procedere alla fase di attivazione di esecuzioni. Gli stessi erano assistiti da due consiglieri giuridici europei di provenienza dalla scuola dei gesuiti portoghese, ben inseriti nella conoscenza delle teorie dell’internazionalismo di tipo spagnolo-portoghese, nonché nelle sue varianti germaniche nelle scuole riformiste del jus naturae et gentium. In secondo luogo esso era un pactum contratto ma anche un pactum de contraendo, di rinvio a procedure successive di stipulazione di nuovi patti, ai fini della migliore determinazione dei luoghi di frontiera russo-cinese. Il trattato perseguiva, in terzo luogo, tutti gli scopi possibili, in quanto senza essere un accordo di alleanza politico-militare, assicurava l’assunzione di obbiettivi precisi in tre settori cruciali di vita internazionale (amicizia, circolazione internazionale delle persone e delle cose, commercio tra soggetti economici delle due parti).

Ma l’aspetto più rilevante concerneva la natura “inter-imperiale” dell’accordo concluso, con reciproco riconoscimento di titoli, onori e dignità delle due parti contraenti. Trattandosi di una figura per di così “singolarissima” occorreva segnalarne gli elementi nel testo latino del trattato, l’imperatore cinese precede insieme ai suoi ambasciatori gli Cari russi e il titolo che gli viene attribuito è quello di Sanctus Sinarum Imperator. I sovrani russi, invece, sono qualificati come «dei gratia magnorum dominatorum Tzarum Magnorumque Ducumtotius magnae ac parvae nec non albae Russiae monarcharum ac terrarum orientalium, occidentalium ac septentrionalium prognatorum haeredum ac successorum, dominatorum ac possessorum». Non vi è dubbio che le prime righe del trattato, oggetto di una trattativa accanita, dovettero essere passate al microscopio da entrambe le parti e dovettero in qualche modo accontentarle entrambe.

Si aggiunga che la formula dei gratia che precede i titoli dell’Imperatore russo e rinvia comunque all’idea di un sovrano non lontano dal contesto del Sacro Romano Impero, non coincide esattamente con la denominazione cinese di un imperatore rappresentante del cielo e della terra e chiamato a promuovere il bene dei soggetti privati e pubblici sottoposti alla sua sfera di giurisdizione. Si osservi come l’esposizione dei titoli in parallelo tra loro ed oggetto di una lunga riflessione dei plenipotenziari sottintende la dimostrazione di una tesi circa la natura inter-imperiale del trattato sottoscritto, perciò superiore nella gerarchia alle minori autorità pubbliche regali e provinciali presenti nell’uno come nell’altra sfera di giurisdizione imperiale.

È altresì da osservare che la denominazione dei russi come ruteni appare accolta nelle relative disposizioni del trattato[8]. Il testo recepisce un appellativo ben presente da tempo anche in opere importanti dei secoli precedenti, come quella di Enea Silvio Piccolomini (successivamente Pio II), De Europa[9].

Senza indulgere nell’esame dei singoli articoli del trattato, sia consentito qui segnalare lo stile diplomatico, corrispondente a due forme tipiche del “preambolo” e del “processo verbale”. Sul primo si è già detto come lo stesso consista nell’indicazione dei titoli ufficiali reciprocamente riconosciuti e delle qualità indicative delle finalità proprie del trattato medesimo. Viceversa, il testo dell’ultimo articolo del trattato rappresenta un breve excursus delle attività svolte dai plenipotenziari nonché di quelle prossime e future che essi intendono svolgere, nella logica di un trattato-atto e di un trattato-procedimento rinviante ad ulteriori attività esecutive-attuative ed integrative del testo, secondo una successiva prassi di trattati russo-cinesi svolti nel secolo XVIII immediatamente successivo[10].

 

 

3. – Nota bibliografica

 

-    T. Alexeeva, Fondamenti romani (bizantini) dell’Impero russo ed aeternum foedus con l’Impero cinese (1689), in Contributi del Seminario di Chang’an e Roma. Incontro delle due culture. Diffusione e sviluppo del Sistema del Diritto romano e il Diritto cinese, Università Nord-Ovest di Scienze politiche e Giurisprudenza, Xi’an 28 ottobre-2 novembre 2013, 12 ss. (in lingua cinese); 15 ss. (in lingua italiana) [Xi’an 2013]; anche in Diffusione e sviluppo del sistema del Diritto Romano e il Diritto Cinese, Xi’an 2015, 28-32 (in lingua cinese); in Roma e America. Diritto romano comune. Rivista di diritto dell’integrazione e unificazione del diritto in Eurasia e in America latina 36, 2015 [2017], 165 ss.

-    Ead., A proposito dello Stato russo: tra carstvo e narod, in Imperium, Staat, Civitas. Ein kritischer Beitrag zum postmodernen Konzept der Macht. Imperium, Stato, Civitas. Contributo critico alla concezione postmoderna del potere, Villa Vigoni 19-21 marzo 2013, a cura di E. Calore e R. Marini, Stuttgart 2015, 83 ss.

-    Ead.,Fondamenti giuridici di origine romana dell’Impero russo”. Introduzione a G. Maniscalco Basile, Aeternum foedus tra Russia e Cina. Il Trattato di Nerčinsk (1689). Testi, lessici e commentari, Roma 2018.

-    J. Baddeley, Russia, Mongolia, China, Londra 2010

-    P. Catalano, Le concept juridique d’Empire avant et au-delà des états, in Méditerranées 4. Empires et passes méditerranéens, 1995, 29 ss.

-    Id., Impero: un concetto dimenticato del diritto pubblico, in Cristianità ed Europa, a cura di C. Alzati, Roma 2000, 29 ss.

-    Id., Impero (romano) e Stati, in Imperium, Stato, Civitas, Contributo critico alla concezione post-moderna del potere, a cura di E. Calore e R. Marini, Stuttgart 2015, 11 ss.

-    A. Cheng, Storia del pensiero cinese, Torino 2000

-    A. Di Toro, La percezione della Russia in Cina tra XVII e XVIII sec., Roma 2012

-    M. Liverani, Guerra e diplomazia nell’oriente antico. 1600-100 a.C., Bari 1994

-    M. Scarpari, Sotto il cielo: la concezione dell’impero nell’antica Cina, in Semantiche dell’impero, Napoli 2009, 13 ss.

-    C. Schmitt, Il concetto di impero nel diritto internazionale. Ordinamento dei grandi spazi con esclusione delle potenze estranee, Roma 1941

-    G. Stary, I primi rapporti fra Russia e Cina: documenti e testimonianze, Napoli 1974

-    Id., Gli imperatori cinesi nei documenti russi del primo ‘600, in AION-annuali dell’Istituto universitario orientale di Napoli 36, 1976, 142 ss.

-    Asiatic Russia: imperial power in regional and international context, edito da T. Uyama, Londra 2012

 

 



 

[Un evento culturale, in quanto ampiamente pubblicizzato in precedenza, rende impossibile qualsiasi valutazione veramente anonima dei contributi ivi presentati. Per questa ragione, gli scritti di questa parte della sezione “Memorie” sono stati valutati “in chiaro” dal Comitato promotore del XXXVIII Seminario internazionale di studi storici “Da Roma alla Terza Roma” (organizzato dall’Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira’ del CNR e dall’Istituto di Storia Russa dell’Accademia delle Scienze di Russia, con la collaborazione della ‘Sapienza’ Università di Roma, sul tema: «IMPERO UNIVERSALE, CITTÀ, COMMERCI: DA ROMA A MOSCA, A NERČINSK») e dalla direzione di Diritto @ Storia]

[1] Cfr. la bibliografia in S. Neff, Justice among the Nations. History of international law, Harward 2014.

[2] Ai fini indicati di teoria generale dello Stato, l’impero cristiano e l’impero ottomano risultano ambedue ascrivibili alla categoria dei “sistemi di integrazione multi-statuale” (e non mono-statuale). Il sistema europeo di integrazione risulta classificato sotto la denominazione “series Europae regiones”, seguendo i luoghi geografici ed i loro confini del sec. XV (v. prolegomena di A. van Heck, De Europa, Roma 2001, par. XI succ.), assumendo come testa di serie il regno di Ungheria, inteso come epicentro della frontiera orientale. Secondo lo stesso criterio di classificazione, la parte dedicata ai turchi (ed alle relative subregioni) trovasi nella predetta De Europa, Cap. IV, par. 20-25, 62-68. Tali regioni vanno inquadrate come interne al sistema turco pre-1453 e distinte dalle regioni esterne orientali ivi indicate (Transilvania, Moldavia, Romania).

[3] Nel sec. XV le notizie sulla Russia (Ruteni) sono di natura prevalentemente geografica ed attengono alle fasi della sua “cristianizzazione”. Al sud esse dipendono dal rito greco-ortodosso-slavo, mentre al nord la regione collegata “oltre le pianure” (Lituanica, Germanica e Sarmatica) risente dei tentativi di ingresso del mito latino (alias “Prussia della regione dei pruteni”). Cfr. al riguardo E.S. Piccolomini, De Europa, cit. a nt. 9, 118 ss.

[4] Il dibattito scientifico si è finora prevalentemente rivolto ai titoli imperiali delle due parti, quella cinese delle “Terre sotto il cielo” e quella russa relativa a “tutte le terre russe”, occidentali, orientali e settentrionali (cfr. G. Maniscalco Basile, Aeternum foedus tra Russia e Cina. Il Trattato di Nerčinsk (1689). Testi, lessici e commentari, Roma 2018, 133 ss.).

[5] In merito al cd. “cesarismo internazionale”, concernente lo spazio russo (ruteno) nella storia del diritto internazionale, ne sottolinea il carattere multiplo o complesso, a partire dall’antichità medioevale, fino alla modernità mista di Occidente e di Oriente.

[6] Per brevi riferimenti storici ci si permette il rinvio a M. Panebianco, Diritto internazionale pubblico, 4a ed., Napoli 2014, Cap. I.

[7] Cfr. M. Panebianco, Ugo Grozio e la tradizione groziana del diritto internazionale, Napoli 1974; Id., Hugo Grotius. A historian of international law, in Italian yearbook of international law 2, 1976, 153 ss.; Id., L’universalismo nel diritto internazionale, in Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale 40, 2012, 12. Si noti che Samuele Pufendorf (1632-1694), De jure naturae et gentium, 1672, è sostenitore di un nuovo universalismo nel quale oppone alla “graeculorum arrogantia” di non aver apprezzato lo stato naturale di tutte le genti del suo tempo.

[8] «Quicumque vero Rutheni imperii subditi in Sinico et quicumque Sinici imperii in Ruthenico nunc sunt, in eoden statu reliquantur. Propter nunc contractam amicitiam atque aeternum foedus stabilitum, cuiuscumque generis homines litteras patentes itineris sui afferentes, licite accedent ad regna utriusque dominii, ibique vendent et ement quaecumque ipsis videbuntur necessaris mutuo commercio… concilio inter utriusque imperii legatos celebrato, et omnibus utriusque regni limitum contentionibus diremptis, paceque stabilita, et aeterno amicitiae foedere percusso si hae omnes determinatae conditiones rite observabuntur,nullus erit amplius perturbationi locus». Vedi ora il testo del trattato in G. Maniscalco Basile, Aeternum foedus tra Russia e Cina. Il Trattato di Nerčinsk (1689). Testi, lessici e commentari, cit.

[9] Opera esistente nella biblioteca della Curia apostolica vaticana dal 1458 (riedizioni: Biblioteca Vaticana 2001 e Presidenza della Repubblica Italiana 2012).

[10] Vedi il testo del trattato (cit. supra): «Concilio inter utriusque imperii legatos celebrato, et omnibus utriusque regni limitum contentionibus diremptis, paceque stabilita, et aeterno amicitiae foedere percusso, si hae omnes determinatae conditiones rite observabuntur nullus erit amplius pertubationi locus…demum et iuxta hoc idem exemplar eaeden conditione Sinico ruthenico et latino idiomate lapidibus incidentur qui lapides in utriusque imperii limitibus in perpetuum ac aeternum monumentum erigentur».