Memorie-2019

 

 

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DA ROMA ALLA TERZA ROMA

XXXVIII SEMINARIO INTERNAZIONALE DI STUDI STORICI

Campidoglio, 20-21 aprile 2018

 

 

Petrov-Ju.A. - CopiaJurij Petrov

Direttore dell’Istituto di Storia russa,

dell’Accademia delle Scienze di Russia, Mosca

 

 

DISCORSO INTRODUTTIVO

 

 

 

Cari colleghi, partecipanti e ospiti del Seminario!

 

Nell’aprile del 2018 ci ha lasciato un’eminente storica russa, la professoressa Nina Vasilevna Sinizyna, che ha partecipato attivamente ai lavori dei nostri Seminari sin dal momento della loro istituzione. Chiedo di onorare la sua memoria alzandoci in piedi.

Oggi si aprono i lavori del tradizionale Seminario scientifico internazionale «Da Roma alla Terza Roma», iniziato a Roma nel 1981. Il Seminario ha tracciato una delle principali direzioni della storiografia mondiale, quella relativa allo studio approfondito della storia sociale, politica ed istituzionale, nonché della storia del diritto e della religione, dell’enorme regione mediterranea, che a sua volta ha esercitato una forte influenza sullo sviluppo dei Paesi della periferia dell’Europa.

Nel 1983 il Consiglio Comunale di Roma ha deliberato di istituzionalizzare i Seminari nel quadro delle Celebrazioni ufficiali capitoline del Natale della «Città eterna».

Dal 1986 i Seminari si sono tenuti anche nella capitale russa. Ciò ha permesso un notevole aumento del numero dei nostri studiosi specializzati in storia del medioevo russo, dell’età moderna e contemporanea, che hanno partecipato con continuità ai Seminari internazionali. Le decisioni strategiche prese più di 30 anni fa hanno contribuito all’ampliamento dell’oggetto della ricerca.

In primo luogo è stato avviato lo studio comparativo degli imperi, Romano, Ottomano e poi Russo. Nel corso delle ricerche è risultato evidente per gli studiosi il fatto che l’Impero russo sia stato un grande Stato centralizzato, fondamentalmente non coloniale, autocratico, multietnico, policonfessionale, con sviluppo socio-economico disomogeneo nelle diverse parti del suo territorio. La principale peculiarità dell’Impero russo consisteva nella posizione dell’etnia fondatrice dell’Impero (i russi non godevano di maggiori diritti rispetto agli altri popoli dell’Impero) e nell’atmosfera di tolleranza nazionale e religiosa che regnava nel Paese non solo grazie alla politica flessibile del governo, ma anche alla mentalità del popolo russo, che favoriva questa politica. Il processo di trasformazione di un piccolo principato alla periferia orientale dell’Europa in potente impero eurasiatico, che si estendeva dal Baltico all’Oceano Pacifico, è durato alcuni secoli, accompagnato dall’annessione alla Russia di molti nuovi territori, popolati da etnie diverse, e dalla conseguente assimilazione politico-amministrativa di nuove terre. Gradualmente si era formato un impero centralizzato.

All’estero, compresi i Paesi della CSI, si cerca di presentare la Russa, sia prima sia dopo il 1917, come paese «occupante» e «colonizzatore», che ha sfruttato per i propri interessi imperiali le risorse delle regioni nazionali dell’Impero russo e dell’URSS e che ha ostacolato in ogni modo lo sviluppo della statalità e della cultura di questi popoli. Tali tendenze russofobe sono particolarmente forti in Occidente, dove continua ad essere in voga la tesi della perenne aggressività del nostro Paese.

Il rapporto tra centro e Regioni nazionali rappresenta effettivamente uno dei problemi chiave della nostra storia. Ciò è dovuto alle dimensioni gigantesche del territorio russo, alla grande distanza di alcune regioni dal centro, alle diversità economiche, climatiche, culturali, religiose e di altro tipo. L’assimilazione di nuovi territori costituiva un problema complesso, soprattutto se si considerano le questioni relative allo sviluppo demografico ed economico, alla politica nazionale e via dicendo. I problemi di amministrazione del territorio, di armonizzazione dei rapporti tra centro e periferia erano sempre in primo piano nella storia russa.

La maggioranza degli storici russi non condivide la posizione di chi definisce “coloniale” la politica del potere centrale nei confronti dei popoli annessi e di conseguenza non considera «periodo coloniale» gli anni in cui questi popoli hanno fatto parte dell’Impero russo. La storia russa dimostra come il processo di adattamento dei diversi popoli al colossale spazio eurasiatico sia avvenuto gradualmente, come sia stato condizionato dalle enormi distanze, dall’aperta cultura democratica russa, dalla tradizionale predisposizione delle cerchie governative alla collaborazione con le elites di etnia diversa. Ciò aveva rafforzato il sistema statale multietnico e gli aveva dato stabilità. Nell’Impero russo, a differenza dei classici imperi «marittimi» dell’Occidente, i rapporti tra il centro e le regioni periferiche si fondavano su una base principalmente diversa da quelli tra madrepatria e colonie. I tre elementi che hanno favorito la coesione, lo spirito di adattamento e il rinnovamento dell’enorme Impero eurasiatico possono essere così sintetizzati: idea imperiale, burocrazia dell’Impero e difesa dei sui confini.

Un altro fattore di stabilità consisteva nella pratica di integrazione delle elites locali nel potere centrale. Le elites locali preferivano la subordinazione all’autonomia, cosa che, a sua volta, presupponeva un loro costante inserimento nell’elite centrale, pari diritti e uguali privilegi; come accadeva alla nobiltà per nascita delle province, inclusa nei libri genealogici della nobiltà russa.

Molti ricercatori, sia russi sia stranieri, annoverano l’Impero russo tra gli imperi continentali, come quello Asburgico e Ottomano. L’ascesa degli imperi continentali, compreso quello Russo, aveva comportato la trasformazione di enormi territori in zone di contesa per la conquista di regioni densamente popolate e ricche di risorse. L’Impero dei Romanov in questa lotta è stato solo uno tra i tanti contendenti. In tale contesto appare infondata la tesi preferita della storiografia occidentale sull’«espansione» della Russia, giudicata unilaterale e illimitata.

Se si analizzano gli imperi continentali dal punto di vista temporale, occorre considerare il fatto che essi sono esistiti e si sono scontrati prevalentemente nello stesso arco di tempo, un periodo che abbraccia i secoli che vanno dalla formazione degli imperi e la nascita di dinastie influenti alla loro fine, cioè dai secoli XV–XVI fino all’inizio del XX secolo. Il crollo di tutti gli imperi continentali è avvenuto contemporaneamente, nell’epoca delle rivoluzioni, tra il 1906 e il 1923.

In tempi recenti, studiando la Russia nel quadro del «modello imperiale», gli storici hanno cercato di analizzare il Paese non solo partendo dal centro, ma anche dal punto di vista delle periferie, cioè dall’interno di quelle società che sono state oggetto di misure politico-amministrative.  L’esperienza della storia mondiale ha dimostrato che una delle caratteristiche sostanziali dell’impero è la sua polietnicità ed ha fornito molteplici esempi di contrasti e persino di scontri tra i diversi gruppi etnici all’interno degli imperi, ma ha rilevato anche la possibilità di adattamento delle formazioni nazionali, di una loro interazione e collaborazione costruttiva. Per molti versi questa esperienza positiva si fonda su materiali tratti dalla storia dell’Impero russo.

L’influenza della componente non slava sull’organizzazione statale russa e sulla sua cultura, nonché sull’aspetto etno-demografico del Paese è certa. La Russia antica sin dall’inizio si è trovata circondata da sistemi statali e culturali di pari grandezza e valore, con cui ha interagito, da cui ha imparato e con cui ha condiviso a sua volta i propri successi. Gli stretti rapporti dei Russi con i loro vicini occidentali, orientali e meridionali (alcuni dei quali sono poi diventati compatrioti) sono testimoniati dai testi letterari e dalla tradizione folclorica.

Oggi la Russia contemporanea ha di fronte a sé il compito di prendere coscienza dell’indissolubilità e della continuità dello sviluppo storico del Paese. La plurisecolare storia della convivenza di molti popoli e nazioni nello stesso Paese e la funzione civilizzatrice compiuta dai Russi in questo processo costituiscono il fondamento dello sviluppo della nazione civile russa.

 

 

[Traduzione dal russo di Caterina Trocini]