Memorie-2019

 

 

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DA ROMA ALLA TERZA ROMA

XXXVIII SEMINARIO INTERNAZIONALE DI STUDI STORICI

Campidoglio, 20-21 aprile 2018

 

 

Vespignani-foto-1Giorgio Vespignani

Università di Bologna

 

 

IL SIMBOLO DELL’IMPERO UNIVERSALE

 

 

 

1. - L’aquila bicipite non è una questione di araldica. O, meglio detto, l’aquila bicipite che, secondo una “scheda” propria della storiografia russa già presente nel Karamzin (1822), raccolta nelle pagine dello Uspenskij, Savva, Platonov, Šmurlo, Klučevskij, e quindi passata in quelle dei manuali di Storia bizantina, dal Diehl all’Ostrogorsky, ma discussa criticamente dall’Obolensky, a conclusione della analisi delle relazioni bizantino-russe all’interno del grande quadro del Commonwealth bizantino[1], diffusa nell’impero romano-orientale tra i secoli XIII-XV[2], venne ereditata dalla Moscovia attraverso il matrimonio (1472) tra il Gran principe di Mosca Ivan (III) Vasil’evič (1462-1505) e Zoe Sof’ja Paleologhina, nipote degli ultimi due basileis di Costantinopoli, Giovanni VIII e Costantino XI (sommando i loro regni, si va dal 1425 al 1453), e quindi adottato dallo carstvo in formazione tra la fine del XV secolo ed il regno del nipote, Ivan (IV) Vasil’evič Groznyj (1537-1584)[3], e che la neo nata Federazione Russa ha scelto, nel 1992, come proprio simbolo, col san Giorgio sauroctono. Questa aquila, dunque, non rientra in questioni araldiche, nel senso stretto della disciplina, tanto che ancora nei saggi sull’araldica del Pastoureau[4], non compare.

Tra gli specialisti che si sono interessati alla araldica bizantina, invece si è discusso, senza trovare una soluzione definitiva, sulla misura in cui il simbolo vada considerato come di «carattere araldico» (la cui diffusione si data tra i secoli XIII-XIV) proprio della famiglia regnante dei Paleologi o piuttosto un simbolo dell’impero dei Romani, da mettere in relazione con l’altro simbolo, il tetrabasileion, ovvero scudo color porpora inquartato accantonato da quattro B dorate, stanti per Basileus Basileon, Basileuon Basileuousi, «imperatore degli imperatori, imperante degli imperanti»[5]. Entrambi i simboli sono già ampiamente testimoniati nella prima metà del secolo XV, tanto che il viaggiatore catalano Pero Tafur, in visita a Costantinopoli nel 1437, volendo offrire una descrizione di entrambi, fece confusione non sapendo quale definire emblema dei Paleologi e quale simbolo dell’impero romano dei Romani[6].

 

2. - Ma gli esempi e le vicende del simbolo legate al suo passaggio da un impero all’altro sono stati trattati esaurientemente in occasione del XXXVII Seminario «Da Roma alla Terza Roma» del 2017 da Oleg Ulyanov nella comunicazione Dalla Nuova Roma alla Terza Roma: a proposito della translatio dello stemma dell’aquila bicipite, e non si ritiene, in questa sede necessario ritornare sul tema. Si aggiungeranno solo alcune considerazioni. Entrata, credo, nella cultura romana orientale nei secoli XII-XIII attraverso il tramite dei popoli delle steppe dell’Eurasia, in generale, e turco, in particolare (aquile bicipiti di fattura assai simile a quella che sarà romana orientale ricorrono in una ampia diacronia nell’arte ornamentale dei popoli delle steppe dell’Asia centrale sin dai secoli XII-XIII, nell’arte monumentale Selgiuchide – in quanto emblema, o blasone, della dinastia dei sovrani, secondo il Burckhart ed il Bombaci, e non senza significati magici –, riferendosi a diversi casi, quelli di Erzerum o da Conia), rientranti, insegnano gli specialisti, nel patrimonio dei culti panteistici attorno agli animali totemici (K. Jettmar: «stile animalistico eurasiatico») e che si prestano ad essere associati alla folgore ed al tuono, simboli uranici di fertilità. In questo ambito[7], l’aquila bicipite è il simbolo del potere supremo, l’«uccello signore», ed è frequentemente rappresentato sulla sommità di un’asta, stante per la «colonna del mondo […] che mai crolla», quella che «invecchia né cade», e, in tal guisa, stando a Senofonte, campeggia sugli stendardi delle armate achemenidi di Ciro (Cyr. VIII.I.4). Immagine nella quale sono racchiusi il simbolismo cosmico del «centro» e del «mezzo» con quello dell’axis mundi, l’«albero del mondo» o «della vita», ciascuno connesso all’idea di centralità e dualità, di complementarietà delle due metà del cosmo, danno vita ad una rappresentazione di carattere totemico della funzione ordinatrice e regolatrice di equilibrio e di armonia cosmica detenuto da un potere che favorisce la renovatio e dunque assicura la sua aeternitas[8].

L’aquila bicipite si pone come un simbolo della universalità e della aeternitas dell’impero dei Romani. Già presente nell’area balcanico-slava nel secolo XIII, come dimostrano le ricerche del Solov’ev[9], o anche quelle più recenti per la Serbia della Popović, le quali si basano prevalentemente sulle testimonianze relative alla circolazione di tessuti di lusso e sulla iconografia del vestiario imperiale)[10], diffuso, nel XIV, anche tra i Mongolo-Tartari, i cui contatti con la Moscovia durarono almeno due secoli, fino al XVI, tanto da influire notevolmente sulla formazione del suo universo ideologico e simbolico, oltre che terminologico, secondo la lezione dell’Ostrowski[11]; dunque, il simbolo dell’aquila bicipite è già ben presente nell’humus culturale che favorirà la crescita della idea della translatio imperii e quindi di Mosca Terza Roma, così come il concetto ugualmente panteistico e naturalistico della Grozna (così come lo ha sviluppato P. Pera nella introduzione alla edizione italiana di una scelta di lettere di Ivan IV Vasil’evič Groznyj), ovvero del potere di controllare e intervenire sulla natura detenuto dal car’[12].

 

3. - L’aquila bicipite simboleggia, per tanto, il percorso «tormentato, costellato di esitazioni, di battute d’arresto, di bruschi mutamenti di rotta e di ambiguità celanti contraddizioni profonde fra assetto ideologico ed assetto istituzionale» (G. Maniscalco Basile)[13] compiuto dalla volontà di translatio imperii da Roma a Costantinopoli nuova Roma a Mosca Terza Roma indagato nelle edizioni di questi Seminari internazionali di studi storici Da Roma alla Terza Roma; percorso ben rappresentato, appare come l’es. più calzante, in questa sede, dalla scelta compiuta dai cronisti russi dei secoli XV-XVI di far cominciare la propria storia da Cesare ed Augusto, stabilendo una linea di continuità che da Roma, via Costantino e tutti i basileis costantinopolitani, porterà allo carstvo moscovita per legittimarne la pretesa di universalismo ed aeternitas, come evidenziano molti tra i testi presentati e tradotti nel volume L’idea di Roma a Mosca (secoli XV-XVI). Fonti per la storia del pensiero sociale russo [Collezione «Da Roma alla Terza Roma», Documenti 1], a cura di P. Catalano e V.A. Pašuto, Roma 1993.

 

4. - A mo’ di Appendice, per tornare su un altro tema proposto in occasione del I Seminario di studi storici «Da Roma alla Terza Roma» (Roma 1981) e che meriterebbe di essere ripreso, va ricordato come vari lembi di impero dei Romani scelsero, tra i secoli XV e XVI, di identificarsi attraverso il simbolo dell’aquila bicipite, magari manifestandolo in maniera criptica, rifacendosi ai voivodati balcanici, secondo la lezione di D. Nastase (L’aigle bicéphale dissimulée, o déguisée)[14], ma pare che già il granduca di Valacchia Mircea I il Vecchio (1418), nonno del più celebre Vlad III Draculea, le cui monete emesse tra il 1400 ed il 1418 erano una imitazione di quelle bizantine, portasse l’insegna dell’aquila bicipite dorata sulla veste durante il cerimoniale di corte[15].

 

 



 

[Un evento culturale, in quanto ampiamente pubblicizzato in precedenza, rende impossibile qualsiasi valutazione veramente anonima dei contributi ivi presentati. Per questa ragione, gli scritti di questa parte della sezione “Memorie” sono stati valutati “in chiaro” dal Comitato promotore del XXXVIII Seminario internazionale di studi storici “Da Roma alla Terza Roma” (organizzato dall’Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira’ del CNR e dall’Istituto di Storia Russa dell’Accademia delle Scienze di Russia, con la collaborazione della ‘Sapienza’ Università di Roma, sul tema: «IMPERO UNIVERSALE, CITTÀ, COMMERCI: DA ROMA A MOSCA, A NERČINSK») e dalla direzione di Diritto @ Storia]

[1] Non si ritiene qui di dover riportare tutta la complessa discussione e la bibliografia per non appesantire il testo: la si trova in G. Vespignani, La memoria negata. Bisanzio e l’Europa [Quaderni di Bizantinistica, 18], Spoleto 2017, 100 s.

[2] G. Vespignani, L’aquila bicipite, simbolo della βασιλεία dei Romani tra Oriente e Occidente (secoli XIII-XVI), in Erytheia. Revista de Estudios Bizantinos y Neogriegos 27, 2006, 95-127.

[3] G. Vespignani, La memoria negata, cit., 145 s.

[4] Dal Traité d’héraldique, 2me éd. revue et augmentée, Paris 1993, ai recentissimi I simboli dell’araldica, trad. it., Roma 2018, e L’araldica nel Medioevo, trad. it., Torino 2019.

[5] G. Vespignani, L’aquila bicipite, simbolo della βασιλεία dei Romani, cit., 122 s.

[6] Andanças e viajes de un hidalgo español, ed. M. Jiménez de la Espada, Madrid 1982, 2a ed. Madrid 1995, 171.

[7] G. Vespignani, Per lo studio della influenza turca nell’impero dei Romani: il caso dell’aquila bicipite (secc. XII-XIII), in Porphyra. International Academic Journal for Byzantine Studies 25, 2016, 127-133 (http://www.imperobizantino.it/Porphyra25.pdf).

[8] K. Jettmar, I popoli delle steppe. Nascita e sfondo sociale dello stile animalistico eurasiatico, trad. it., Milano 1964; discussione in G. Vespignani, L’aquila bicipite, simbolo della βασιλεία dei Romani, cit., 118-119.

[9] A. Solov’ev, Les emblèmes héraldiques de Byzance et les Slaves, in Seminarium Kondakovianum 7, 1935, 119-164, rist. in Id., Byzance et la formation de l’Etat russe [Variorum Reprints n. XIV], London 1979.

[10] B. Popović, Imperial Usage of Zoomorphic Motifs on Textiles: the Two-Headed Eagle and the Lion in Citiens and Between Crosses in the Late Byzantine Period, in Ikon. Journal of Iconographic Studies 2, 2009, 27-135.

[11] Muscovy and the Mongols: Cross- Cultural Influences on the Steppe Frontier, 1304-1589, Cambridge (Mass.) 1998.

[12] Ivan il Terribile, Un buon governo del regno. Il carteggio con Andrei Kurbskij, Traduzione e Prefazione di P. Pera, Milano 2001.

[13] G. Maniscalco Basile, La sovranità ecumenica del Gran Principe di Mosca. Genesi di una dottrina (fine XV – inizio XVI secolo) [Università di Palermo. Pubblicazioni a cura della Facoltà di Giurisprudenza, 48], Milano 1983.

[14] D. Nastase, L’aigle bicéphale dissimulée dans l’armoires des pays roumains, in Roma Costantinopoli Mosca. Atti del I Seminario Intern. di studi storici Da Roma alla Terza Roma (Roma 1981), Napoli 1983, 357-374.

[15] M. Cazacu, Dracula. La vera storia di Vlad III l’impalatore, trad. it., Milano 2006 (ed. orig. Bucureşti 2004), 144 s. e la ultima engl. Transl.: Id., Dracula, Leiden 2017.