Memorie-2017

 

 

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DA ROMA ALLA TERZA ROMA

XXXVII SEMINARIO INTERNAZIONALE DI STUDI STORICI

 

Campidoglio, 21-22 aprile 2017

 

S. Toscano - CopiaSilvia Toscano

“Sapienza” Università di Roma

 

LA CITTÀ DI NOVGOROD NELLO CARSTVO MOSCOVITA

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SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. Il destino del veče. – 3. La questione delle proprietà terriere ereditarie (votčiny).

 

 

1. – Premessa

 

L’annessione di Novgorod a Mosca portata a termine da Ivan III è certo uno degli avvenimenti più importanti e significativi della storia antico-russa. Essa è fin da subito analizzata nella storiografia coeva, sia che si tratti di letopisi redatte a Novgorod o Pskov che di annalistica obščerusskaja. Nello svolgersi dei fatti – il percorso durò diversi anni per concludersi nel 1478 e oltre – si rilevano i diversi punti di vista degli annalisti, il che rende il lavoro dello storico moderno particolarmente interessante, ma anche complesso nell’interpretazione corretta degli avvenimenti, che toccano da vicino la cruciale questione della formazione dello stato russo centralizzato[1].

Nello svod redatto a Mosca alla fine del XV secolo, noto come Moskovskij letopisnyj svod konca XV veka[2], sono riportate alcune idee che resteranno alla base dell’ideologia moscovita relativamente alla conquista e successiva annessione di Novgorod[3]. In primo luogo, vi si sottolinea la continuità del potere dei principi russi che avevano governato dapprima a Kiev poi a Vladimir infine a Mosca, in una successione delle città “dominanti” che avevano visto consolidare il potere stesso del gran principe; quindi la formazione di uno stato unitario è vista come il risultato della ‘riunificazione’ da parte dei principi moscoviti dei propri possedimenti ereditari (votčiny o otčiny), con la sottomissione di essi alla propria “volja”. Come recita un celebre passo sotto l’anno1478: Ivan III mandò messaggeri a Mosca per annunciare alla moglie e al metropolita che «…otčiny svoju Veliky Novgorod privel v vsju svoju volju i učinilsja na nem gosudarem, kak i na Moskve»[4].  Ulteriore motivazione dell’annessione della città è la difesa dagli invasori stranieri: Ivan III aveva mosso contro Novgorod all’inizio degli anni ’70 perché i Novgorodiani si erano rivolti per aiuto ai Lituani. Così come Donskoj era partito per una campagna contro Mamai senza Dio, riportando una splendida vittoria per l’ortodossia, così Ivan III aveva mosso (dvigati) le sue forze contro i Novgodoriani « jako na inojazyčnych i na otstupnik pravoslavia»[5]. Nella coscienza del creatore dello svod manoscritto della fine del XV sec. – d’accordo con Čerepnin - i motivi dell’unione delle terre russe sono legati con la loro liberazione e dal giogo mongolo-tataro e dalle ingerenze della Lituania, e la lotta contro Orda e Lituania sono viste come la lotta dell’Ortodossia contro i propri nemici[6].

Queste idee saranno fatte proprie dalla Voskresenskaja letopis’ degli anni ’40 del XVI sec.[7], accresciute dalle considerazioni dello Skazanie o knjaz’jach Vladimerskich a proposito dei grandi principi di Mosca, considerati gli eredi dei cesari romani [8]. E l’ideologia del raggiunto stato unitario moscovita è definita quindi nei primi decenni del XVI sec.

Siamo partiti dalla fine: vediamo adesso di ricostruire come si svolse il passaggio delle terre nord occidentali della Rus’ all’interno del gran principato moscovita e quali furono i rapporti del gran principe verso Novgorod e la Novgorodskaja zemlja[9]. Abbiamo a disposizione numerose fonti: letopisi, piscovye knigi, gramoty[10], sulle quali da tempo si sono incentrati i lavori degli storici[11].

Differenze fondamentali nell’ ordinamento politico e amministrativo, nonché nella situazione socio-economica distinguevano, come a tutti è noto, Novgorod dagli altri principati. L’organo di governo del veče, composto verisimilmente dai rappresentanti delle famiglie boiare più influenti (circa 300/500 persone), il fatto che le principali cariche - principe, posadnik, vladyka, tysjackij fossero elettive e revocabili, il che ha fatto parlare di una sorta di ordinamento ‘repubblicano’ nella città-stato - una stratificazione sociale complessa e in qualche modo fluida, nonché un’estensione territoriale enorme, fatta di pjatiny in dipendenza dei 5 quartieri cittadini (a loro volta divise in polupjatiny e pogosty) e di successive acquisizioni, le lontane zemli e volosty. E un’economia avanzata di scambi commerciali, di fiorente artigianato.

L’annessione di Velikij Novgorod e della Novgorodskaja zemlja portarono con sé la necessità di interventi radicali sul suo ordinamento politico e amministrativo e nella gestione dell’economia. E presentarono a Ivan III problematiche che non aveva mai affrontato, e che di volta in volta dovette risolvere, inventandosi se si può dire, delle nuove strategie, cruciali per il futuro Moskovskoe carstvo.

 

 

2. – Il destino del veče

 

Il periodo che segue il primo conflitto tra Novgorod e Mosca, culminato negli accordi di Jaželbickij del 1456 (accordi sfavorevoli a Novgorod che oltre a pagare un grosso tributo dovette rinunciare ad alcune autonomie nel campo della politica interna ed estera, e nell’esercizio del potere giudiziario) anche se non bene illustrato nelle fonti[12], vede il formarsi in città di diverse fazioni, pro o anti moscovite, anche in seno alle stesse classi sociali. Ciò diviene evidente nel 1460, quando Vasilij Vasil’evič si reca a Novgorod per trattare col governo e rischia di essere ucciso. Gli Annali ufficiali, in particolare la Sofijskaja II letopis' , elogiano il levarsi dell'arcivescovo Iona in difesa del gran principe, mostrando che da parte del vescovo c'era una posizione conciliante nei confronti di Mosca, tuttavia da brevi frasi presenti nell'annalistica locale, si ricava che la sua posizione era in realtà ambigua e che nella società novgodoriana covavano seri rancori verso Mosca[13]. A livello trasversale. L'approfondita analisi di Bernadskij ha cercato di mettere in luce le posizioni all'interno delle diverse classi sociali, considerando chi fossero i sostenitori del partito filo-lituano e del partito moscovita, e rilevando come una grossa fetta di popolazione fosse oscillante[14]. Molti i filo-lituani tra le famiglie boiare, anche se negli Annali ufficiali moscoviti sembra che tali fossero soltanto i Boreckie, famiglia da cui proviene la figura di Marfa posadnica (“moglie del posadnik”), leader della lotta contro Mosca, assurta in epoca romantica a simbolo della lotta per la libertà[15]. Questo intento di voler ricondurre tutta l'opposizione agli intrighi di Marfa, ha la sua radice nella politica di Ivan III, che aveva come scopo precipuo quello di spaccare la classe dei boiari di Novgorod, secondo la formula «divide et impera». A questo proposito gli Annali di origine moscovita (sia lo svod della fine XV sec. che le successive  Voskresenskaja e  Nikonovskaja letopisi) sono secondo Bernadskij fuorvianti, poichè vedono i partigiani di Mosca nei boiari più influenti e nei žit'e ljudi, negli ex-posadniki e tysjackie, nel vladyka Feofil, nelle persone migliori, insomma, mentre i traditori sarebbero stati  i Boreckie e le 'persone peggiori ' (chudye ljudi), gli smerdy, gli ismenniki ('traditori') [16]. Più degni di fiducia sono la Tipografskaja letopis' e la Sofijskaja II, che, trattando del 1471, scrivono: 

 

I snišasja posadnici na več', i novgorodc'kie boiare večnici, i kramol'nici i surovii čeloveci i vsi novgorodci, i poslaša k okannomu ljaku i Latyninu kroliju Kazimiru Litovskomu. Zemstii že ljudi togo ne chotjachu no oni, ich ne slušajušče, udališasja s korolem [17].

 

Da questo semplice passo si ricava che i partigiani del principe lituano fossero non solo i Boreckie, ma molti notabili cittadini, mentre contrari sono i grandi proprietari terrieri e gli abitanti dei villaggi. Secondo Bernadskij, c'è poi tra i boiari una ampia zona di 'indecisi', che lui definisce come una “palude di mezzo”[18], tra cui anche il vladyka Feofil. E' fra loro che agì con acume Ivan III per portarli dalla propria parte.

E il popolo da che parte stava? Tra loro è certo che fosse forte la fiducia nel veče, come organo dove poter trovare giustizia contro i soprusi dei boiari. Per questo la 'demagogia politica' del partito della Lituania che si era presentata sotto le lusinghe della difesa dell'ordine del veče, potè trascinare dietro di sè molti dei suoi seguaci. Ma a poco a poco cresce la fiducia anche nel gran principe moscovita, come possibile difensore degli strati meno abbienti. Il crescere di questo atteggiamento si rileverà con gli scontri successivi del 1471 e del 1478.

Per consolidare la sua posizione a Novgorod, e preparare la definitiva annessione allo Stato moscovita, il governo di Ivan III in quegli anni portò avanti un lavoro in due direzioni: 1. si sforzò di creare tra gli influenti proprietari terrieri un gruppo di partigiani di Mosca (mostrandosi clemente verso molti, e prendendone alcuni al proprio servizio); 2. sostenne l'opposizione antiboiara a Novgorod. L'inizio lo si vede lo si vede già nel 1471, Ivan cerca di trarre a sè alcuni boiari, con regalie, promesse, e con un atteggiamento clemente tranne che verso i più irriducibili, che sono duramente condannati, rispettando, però, almeno formalmente, nel modo di giudicarli, le leggi di Novgorod (cfr. gli articoli della Novgorodskaja sudnaja gramota con le correzioni del 1471[19]). Aveva invitato infatti a prender parte al giudizio sia posadniki che vladyka. Non vuole scontrarsi apertamente in questa fase contro l’ordinamento ‘repubblicano’ e con l’organo che lo rappresenta. Il gruppo dei boiari, dei deti bojarskie e dei žit’i ljudi fedeli aumenta considerevolmente e molti  giurano col bacio della croce. Taluni diventano spie di Mosca. Ciò si ricava da un passo della Sofijskaja letopis’ II. I nomi sono ricordati nel lungo brano annalistico del 18 gennaio 1478, dopo la capitolazione di Novgorod, e si tratta di boiari importanti e influenti. Verso i melkie ljudi, offesi dai boiari, egli si pone come un difensore dei loro diritti, allo scopo però di indebolire i boiari, che vengono convocati a Mosca e là processati.

I boiari fedeli al gran principe organizzano un’ambasciata a Mosca, per trattare una nuova forma di governo a Novgorod, ambasciata che è indicata infatti nelle fonti come  O gosudarstve”. Essa giocò un importante ruolo nello sviluppo successivo degli avvenimenti degli anni 1477-78. Le fonti non sono concordi nello stabilire se essa fosse stata una risoluzione del veče o fosse stata inviata senza la sua ratifica. Secondo alcune sì. Secondo altre no. L’analisi dei documenti successivi fa propendere per la seconda ipotesi, nessuna decisione del veče, neppure del sovet gospod. Fu un’operazione dei filo-moscoviti che ritenendo fosse giunto il momento dell’instaurazione del governo di Mosca, tentavano di effettuare un colpo di Stato, contando sul fatto che i tempi a  Novgorod fossero maturi. Ma sbagliavano. Sul veče radunato dopo il ritorno dell’ambasciata, l’operato dei traditori fu condannato duramente perché effettuate senza il permesso del veče. Essi pagarono duramente il loro errore, Vasilij Nikiforov ad esempio, accusato di aver baciato la croce a Ivan III, fu condotto al veče, condannato e lapidato[20]. Molti altri furono condannati a morte, pochi riuscirono a fuggire. Insomma il colpo di stato interno non riuscì. Il partito di Mosca fu sconfitto pesantemente. Sui piani di Ivan III – come efficacemente sintetizza Bernadskij -  “aveva preso a infuriare il veče[21].

La campagna contro Novgorod del 1477-78 a differenza di quella del 1471 non fu una vera guerra. I Novgodoriani non mandano un esercito a opporsi. Né pare vi furono scontri partigiani. E sì che i soldati moscoviti entrati nel territorio distruggevano e devastavano quello che trovavano sul proprio cammino, ma gli abitanti delle campagne erano ridotti allo stremo dalla fame e dal freddo. L’unica forza che si erse a difesa fu quella degli abitanti della città, città che si prepara all’assedio. Tutte le fonti annalistiche di provenienza non moscovita osservano la pesante situazione all’interno della città, gremita di fuggiaschi, di malati, di affamati, senza alcuna speranza di vittoria[22]. Iniziano colloqui a non finire per trovare un accordo lungo tutto il mese di dicembre. Il 29 sembra che tutto sia stabilito, almeno nelle linee essenziali, ma l’assedio non viene tolto. Ivan tergiversa, pone una richiesta dopo l’altra, si cercano nuovi compromessi. L’8 gennaio una delegazione chiede la grazia, Ivan li mette di fronte ad altre richieste, poi il 13 i colloqui si concludono col bacio della croce da parte dei Novgodoriani. A poco a poco è levato l’assedio e passa un altro mese per stabilire un nuovo ordine di governo a Novgorod. Così Ivan III «vystojal stojan’em Velikij Novgorod»[23]. Dopo una permanenza di 12 settimane, fu spezzato l’ordinamento di governo del veče e furono tracciate le più importanti misure socio-economiche a Novgorod e nella Novgorodskaja zemlja.

La questione della distruzione del vecchio ordinamento del veče era stata posta già al tempo dell’ambasciata O gosudarstve, poi indicata come condicio sine qua non nei colloqui del dicembre 1477. Ivan si aspettava una immediata risposta da parte degli ambasciatori di Novgorod. Essi però mostrarono di non capirne la necessità, si richiamavano all’antichità di quella istituzione e ripetevano le stereotipate formule delle gramoty di Novgorod, ma nulla da fare. Nessun compromesso sulla questione, sulle altre si poteva forse discutere. Le rivendicazioni politiche di Ivan III sono sintetizzate da una frase della Sofijskaja II letopis’: « My, velikie knjaz’ja, chotim gosudarstva svoego, kak esmja na Moskve, tak chotim byti na otčine svoej Velikom Novgorode[24]. Gli inviati chiesero il permesso di discutere la questione e tornarono in ampia delegazione compresi i černye ljudi il 7 dicembre. I colloqui sono particolarmente interessanti per la spiegazione del programma politico di entrambe le parti. I novgorodiani aprono gli interventi con un ritorno alle condizioni degli accordi precedenti, parlano di giustizia secondo le antiche regole, di evitare le deportazioni e della non violazione delle votčiny. Poi viene trattata la questione dei tributi e degli obblighi militari[25]. Tutti gli inviati mostrano un notevole immobilismo politico, Ivan risponde che vuole l’istituzione a Novgorod dello stesso tipo di governo esistente a Mosca e che le indicazioni degli inviati novgorodiani sono del tutto fuori luogo. E’ interessante che essi replichino di non conoscere gli ordinamenti moscoviti. Nell’esplicitarlo, Ivan è lapidario: «…večju kolokolu …ne byti, posadniku ne byti, a gosudarstvo vse nam derzati»[26]. A questa condizione, è pronto a fare concessioni per le altre richieste: mantenere l’amministrazione della giustizia secondo le regole in uso, evitare le deportazioni e l’espropriazione delle votčiny.  I novgorodiani capiscono e il 14 dicembre eliminano la campana, ossia l’istituzione del veče. È un prezzo molto alto, ma sono costretti a pagarlo.Gli accordi sono siglati con il bacio della croce al nuovo sovrano e trascritti in una krestoceloval’naja gramota, questa suggellata dal timbro del vladyka e dei cinque koncy, mentre non ci sono quello del posadnik e del tysjackij, che fino ad allora erano consueti. Tutte le misure sono prese per attenuare le tracce dell’ordinamento del veče. Vedremo però che in seguito i Novgodoriani tentarono più volte di ripristinarlo tramite accordi segreti con paesi stranieri e costrinsero Ivan III ad una drastica e decisiva risoluzione.

Fu posta anche la questione delle terre prigorody (“suburbi”), sulla Dvina e nell'oblast' di Zavoloč’e. Si stabilì che le rispettive popolazioni fossero liberate dal precedente giuramento e lo facessero al nuovo sovrano: in questo modo fu posta fine all’esistenza dei possedimenti “coloniali” di Novgorod.

Solo dopo tutte queste misure a in città furono inviati governatori vicari del gran principe (namestniki) e dopo una settimana arrivò lo stesso sovrano. Iniziarono festeggiamenti e allo stesso tempo si conclusero gli arresti degli ultimi filo-lituani. I boiari che gli avevano già mostrato fedeltà furono invece premiati con il comando di truppe o altri vantaggi. Il governo della città lo presero i governatori moscoviti, se ne contano quattro che si stabilirono a Santa Sofia. Dell’antico ordinamento di Novgorod è ricordata solo l’elezione del vladyka Feofil e con questo atto si consuma la liquidazione definitiva del secolare ordinamento del veče. Dal gennaio 1478 di esso restano solo scarsi frammenti.

Simbolicamente, in tutte le Cronache coeve, il momento cruciale della fine dell’indipendenza di Novgorod è rappresentato dallo smantellamento della campana del veče, mentre, come abbiamo visto, il processo di sostituzione del vecchio ordinamento è piuttosto lungo e risale agli accordi di Jažel’bicki del 1456.

 

 

3. – La questione delle proprietà terriere ereditarie (votčiny)

 

Fino all’annessione di Novgorod, nei principati entrati a far parte dello stato moscovita, non si era prodotto un brusco cambiamento della proprietà terriera della votčina nei principati che erano entrati più o meno pacificamente a farne parte. Il governo moscovita aveva conservato la situazione antica e aveva sostenuto i diritti e i privilegi dei proprietari di votčiny (sia secolari che ecclesiastici)[27]. Una violazione a questa regola si ebbe nelle terre di Jaroslavl’ dove il governatore di Mosca aveva legato molte terre al gran principe, ma ciò fu visto dai contemporanei come qualcosa di al di fuori della legge[28].

L’annessione di Novgorod per la prima volta pone il governo moscovita davanti alla necessità di occuparsi della trasformazione delle proprietà delle votčiny nel grandissimo territorio della Novgorodskaja zemlja. Lasciare la terra nelle mani dei boiari di Novgorod il governo moscovita non poteva, come avrebbe potuto governare quell’amplissimo territorio attraverso quei pericolosi nemici? Troppo inconciliabili erano le “antiche costumanze” di Novgorod e di Mosca. La potenza dei boiari di Novgorod e della chiesa con le loro secolari tradizioni di indipendenza politica non poteva essere posta al servizio di uno stato centralizzato appena formato capeggiato dal sovrano moscovita. E distruggere la potenza politica delle famiglie più in vista era impossibile senza portar loro via le immense votčiny e lo stesso valeva per i monasteri, loro alleati politici, come Jur’ev, Chutynskij, o Antoniev[29]. Toccava riorganizzare il governo dei territori della grande Novgorod senza l’aiuto dei precedenti proprietari. Per questo la politica di Ivan III dopo il 1478 attrae l’attenzione degli studiosi come il primo significativo tentativo dello stato moscovita di organizzare il governo di un grande territorio su nuove basi.

          Il significato di questo tentativo per lo sviluppo successivo dello carstvo moscovita è difficile da valutare. Le fonti sono piuttosto scarse, la ricostruzione storica non facile[30], ma è possibile ugualmente farsi un’idea di quell’incessante lavoro su nuovi principi sociali, economici e politici compiuto da Mosca tra la fine del XV e l’inizio del XVI sec. per riorganizzare il nord della Grande Russia appena conquistato.

Si può dire però che il fondamento della politica di Ivan III nella Novgorodskaja zemlja fu l’enorme trasformazione delle antiche forme di possesso terriero, la liquidazione delle votčiny di boiari e monasteri con la confisca delle loro terre. Cosa che avvenne in più riprese.

Le prime confische le vediamo già nel 1475-6, dove a farne le spese sono i possedimenti di sei boiari influenti, i suoi principali nemici.  А Novgorod 50 boiari concentravano nelle proprie mani gran parte delle votčiny secolari. I possedimenti di questi ‘grandi boiari’ erano misurati in migliaia di poderi di centinaia di ob’ži. Secondo il racconto della Novgorodskaja IV letopis’, in questo periodo avviene anche la confisca di terre ai monasteri. Dapprima il gran principe avrebbe posto la questione dell’appropriazione di metà delle volosty del vladyka e di metà dei possedimenti dei sei più importanti monasteri. Ma l’accordo fu concluso a condizioni più miti per il vladyka, metà delle sue volosty non furono prese, e ciò valse anche per i monasteri. La gran parte degli annali, invece, tra cui quelli moscoviti, fanno risalire la confisca di metà delle volosty dei monasteri all’inverno 1477-78. La questione è complessa, come ha ben mostrato lo studio di Frolov[31]. Le confische del ’75-76 non mostrano dunque ancora l’intenzione di Ivan III di procedere alla liquidazione completa della proprietà terriera ereditaria a Novgorod. In quel periodo era suo interesse trovare un accordo con i boiari e punire duramente solo i suoi acerrimi nemici.

La seconda tappa nella strada delle confische avvenne nel 1477-78, quando la questione delle proprietà del vladyka, dei monasteri e dei boiari occupa un posto importante nei colloqui di pace. Ma ancora non si parla delle confische di tutte le votčiny di Novgorod, anzi Ivan III, come abbiamo accennato in precedenza, rassicura i boiari che erano andati a perorare la causa del mantenimento delle terre. Egli si appropria solo di parte delle volosty di stato (gosudarstvennye zemli) giustificando la cosa come «Byša bo te volosti pr’voe velikich že knjazej, ino oni ich osvoiša», secondo la testimonianza della Voskresenskaja letopis’ [32]. Le gosudarstvennye zemli costituivano il 9% del totale. Si tratta quindi, in linea di principio, di una restituzione. Il 29 dicembre questa richiesta è sostenuta dall’argomentazione sul bisogno del gran principe di volosty e villaggi per “mantenere il proprio governo”[33]. Nel 1478 furono catturati alcuni boiari e žit’i ljudi con Marfa Boreckaja in testa. Ciò comportò la confisca dei loro beni, cosa di cui c’è notizia negli Annali moscoviti, ma si tratta comunque di confische di terre di esponenti filo-lituani. Quindi in questa circostanza ancora non si intravvede il progetto radicale futuro, allo stesso Ivan III non si era ancora posta la questione delle terre in votčina.

Ciò avverrà al tempo della permanenza del sovrano a Novgorod nelle 10 settimane tra il 1479 e il 1480. Alcuni avvenimenti sopravvenuti avevano mostrato a Ivan la vitalità delle tradizioni politiche novgorodiane e tutta la loro inconciliabilità con gli ordinamenti moscoviti. Le condanne del 1471 e le deportazioni del 1476 e 1478 non avevano distrutto del tutto la controparte. Era stata necessaria una nuova offensiva armata per impedire ai partigiani dell’indipendenza di Novgorod di far rinascere il veče[34]. Bisognava dunque agire in fretta e con decisione. Questo era necessario non solo perle questioni interne a Novgorod, ma anche per la generale crisi politica che si era avvicinata, minacciando di spazzare via tutti i successi raggiunti da Ivan III fino ad allora. Si stavano risollevando nemici come l’ordine teutonico, la Svezia, il khan Achmet, e lo Sato lituano. Avere un vicino come lo Stato russo era visto come un estremo pericolo per alcuni, per altri si voleva far tesoro delle ricchezze di Novgorod, inoltre c’erano difficoltà e tumulti interni, i fratelli di Ivan erano in lotta, e l’opposizione a Novgorod era cresciuta con alla testa il vladyka Feofil. Bisogna supporre che con la sua cattura furono ascritte al gran principe anche le sue terre[35]. E lui si volse verso l’eresia[36].  Sulle confische delle terre dei boiari nel 1480 le fonti tacciono.

Successivamente, nel 1484 con la violazione della tradizione di Novgorod fu inviato da Mosca l’arcivescovo Sergij. Egli si imbattè in una tenace opposizione, cui presero parte oltre al clero, i boiari e gli žit’i ljudi, aiutati molto probabilmente da re Casimiro. Mosca dovette usare l’esercito. Nuovi arresti di massa e relative confische delle proprietà dei deportati. L’impressione prodotta da tali avvenimenti trovò un acuto riflesso in una nota dell’Ustjužkaja letopis’ che con questi avvenimenti legava la distruzione definitiva di Novgorod[37]. Con gli arresti del 1484 si chiude la deportazione dei grandi boiari e la confisca dei loro possedimenti.

Successivamente, nel 1487-89 si provvede all’espropriazione delle terre a centinaia se non migliaia di medi e piccoli proprietari. In alcuni annali si parla di una tranquilla e pacifica deportazione, da Novgorod a Mosca dove vennero offerti in cambio dei pomest’e, mentre al loro posto furono inviati gosti e deti boiari di Mosca. Altri annali parlano invece di una deportazione a scopo di punizione, perché molti volevano uccidere il luogotenente del gran principe. Che molti furono poi uccisi lo dice un altro annale. Non si il numero esatto dei deportati, se 1000 o 6000. Certo è che fu di massa, violenta e ci furono molti spargimenti di sangue[38]. Così finisce la liquidazione dei possedimenti dei boiari di Novgorod e degli žit’i ljudi che si era protratta per 15 anni. Con i possedimenti dei monasteri la cosa va avanti ancora per un intero decennio, poi le loro terre vengono distribuite a pomest’e ai deti boiari.

Quanto radicale sia stata questa trasformazione lo mostrano le piscovye knigi dell’inizio del XVI sec. Tutti i possessori di terre, che fossero boiari, mercanti, o zit’i ljudi, ricchi proprietari di molte decine di sohi e poveri da una sola ob’ža, partigiani della Lituania o di Mosca, tutti dovettero lasciare i propri abituali habitat. I monasteri persero 3/4 dei loro appezzamenti, il vladyka quasi tutto. Le terre confiscate furono utilizzate per la distribuzione ai pomeščiki.

Principale base sociale del nuovo ordinamento moscovita nelle terre di Novgorod dovettero essere i militari di servizio che divennero pomeščiki sulle terre delle ex-votciny di Novgorod. Di provenienza variegata, tra i nuovi proprietari figurano principi e boiari moscoviti, a partire dal principe Ivan Jurevič Patrikeev – che aveva ricevuto il feudo a pomest’e proprio di Marfa posadnica. Ma la maggior parte erano veterani che avevano servito proprio contro Novgorod. Quindi a Novgorod la nuova classe di proprietari terrieri è costituita adesso da immigrati moscoviti. La forma dominante di proprietà terriera diviene il pomest’e.

Come governare, su quali nuovi principi, ora Novgorod e la sua terra? Bernadskij vede in un primo momento una originale commistione di diritto e costumanze di Novgorod con quelle moscovite, unita ad un embrionale abbozzo di una nuova organizzazione statale burocratico-aristocratica[39]. Il potere è nelle mani di dignitari-governatori (vel’moža-namestniki) inviati da Mosca. Anche in altre città della Novgorodskaja zemlja furono insediati namestniki, che possedevano importanti proprietà e oltre agli affari militari esercitano il diritto e amministrano terre. Loro aiutanti nelle città erano i gorodčiki. Nel governo economico-finanziario grande significato acquisiscono i d’jaki, sia del dvoreckij che del gran principe.

Il dvoreckij e il d’jak del gran principe rivestono importanza perché risiedono a Novgorod a differenza dei governatori, che erano spesso assenti. Il dvoreckij ha la competenza sulle terre del palazzo, nella dvorcovaja izba sono contenute le liste di queste terre. Sotto il suo comando lavorava uno stuolo di d’jaki e ključniki, cellari. Il d’jak del gran principe ha la competenza sulle terre a obrok e comanda alcuni pomest’e.

Dopo aver ricevuto un grande sviluppo sulle terre di Novgorod, il sistema del pomest’e diviene la base della forma di ricompensa per il servizio. Ottenevano pomest’e anche i d’jaki, lo dvoreckij, e il gorodčik.

Secondo molti storici sulle rovine delle votčiny di Novgorod a poco a poco iniziano a formarsi le basi di un diverso ordinamento: autocratico, centralizzato, burocratico. Nella serrata lotta con i boiari di Novgorod si afferma infatti l’autocrazia moscovita, dapprima in modo incoerente, quindi prendendo la strada che sarà tipica del Moskovskoe carstvo di alcuni anni più tardi.

 

 

 



 

[Un evento culturale, in quanto ampiamente pubblicizzato in precedenza, rende impossibile qualsiasi valutazione veramente anonima dei contributi ivi presentati. Per questa ragione, gli scritti di questa parte della sezione “Memorie” sono stati valutati “in chiaro” dal Comitato promotore del XXXVII Seminario internazionale di studi storici “Da Roma alla Terza Roma” (organizzato dall’Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira’ del CNR e dall’Istituto di Storia Russa dell’Accademia delle Scienze di Russia, con la collaborazione della ‘Sapienza’ Università di Roma, sul tema: LE CITTÀ DELL’IMPERO DA ROMA A COSTANTINOPOLI A MOSCA) e dalla direzione di Diritto @ Storia]

 

[1] Per una sintetica rassegna delle varie interpretazioni al riguardo assunte nella storiografia sovietica e post-sovietica, si rimanda a N. V. Chaljavin, Vopros o prisoedinenii Novgoroda k Moskve v otečestvennoj istoriografii 1917-1990-x godov, in Vestnik Čeljabinskogo gos. Universiteta, 2, 2001, 12 ss; e Id, Novgorodskie večevye sobranija v  otečestvennoj istoriografii novejšego vremeni, in Vestnik Udmurtskogo gos.Universiteta, 4, 2005, 3 ss.

 

[2] Edito in Polnoe Sobranie Russkich Letopisej, da ora in poi PSRL, XXV, Moskva-Leningrad 1949.

 

[3] Cfr. L.V. Čerepnin,  Obrazovanie russkogo centralizovannogo Gosudarstva, Moskva, 1960, 15 ss.

 

[4] PSRL XXV, p. 322. «…Il suo possedimento ereditario – la Grande Novgorod  - aveva riportato alla sua ‘volontà’ ed era divenuto il suo ‘gosudar’’, come lo era a Mosca».

 

[5] PSRL XXV, 287 s., «come contro i pagani e gli apostata dell’ortodossia».

 

[6] Čerepnin, op. cit. p.16.

 

[7] PSRL VII, Sankt-Petersburg, 1856; VIII, Sankt-Petersburg 1859.

 

[8] Il trattato è edito da R.P. Dmitreva, Skazanie o knjaz’jach Vladimerskich, Moskva-Leningrad, 1955.

 

[9] I possedimenti terrieri di Novgorod, in dipendenza dei 5 quartieri cittadini (pjatiny) raggiungono nel periodo di massima espansione, che precede l’annessione al gran principato di Mosca, il Mar Bianco a Nord, e l’alto corso del Volga a sud. Ad est gli Urali e oltre, comprese diverse zone della Siberia di recente conquista. Il sistema delle città nel territorio di Novgorod conosce una precisa gerarchizzazione, esse sono definite come ‘prigorody’ (lett. suburbi) ed hanno nei confronti della capitale degli obblighi precisi. All’interno di ognuna di esse il governo ricalca quello in vigore a Novgorod.

 

[10] K.A. Nevolin, O pjatinach i pogostach Novgorodskich v XIV veke, SanktPeterburg 1853 S. N. Valk (a cura di), Gramoty Velikogo Novgoroda i Pskova, Moskva-Leningrad 1949; K.V. Baranov, (a cura di), Piscovye knigi Novgorodskoj zemli, t. 1, Moskva 1999; A. A. Zaliznjak, Drevne-Novgorodskij dialekt, Moskva 1995; S.N. Azbelev, Letopisanie velikogo Novgoroda: letopisi XI-XVII vekov kak pamjatniki kul’tury i kak istoričeskie istočniki, Moskva – SPb., 2016. Per un elenco delle letopisi utili per lo studio della storia di Novgorod nei secoli XIV-XVI, rimandiamo all’ultimo titolo citato, in particolare alle pp. 277-278.

 

[11] Molto ricca la bibliografia, ci limitiamo in questa sede a indicare i fondamentali lavori di V.N. Bernadskij,  Novgorod i Novgorodskaja zemlja v XV v., Moskva-Leningrad 1961; A.M. Sacharov, Obrazovanie i razvitie Rossijskogo gosudarsta v XIV-XVI vv., Moskva 1969; H. Birnbaum, Lord Novgorod the Great: Essays in the History and Culture of a Mediaval City-State, Columbus, Ohio, 1981; Ja. S. Lur’e, Dve istorii Rusi. Rannye i pozdnie, nezavisimye i oficial’nye letopisi ob obrazovanii Moskovskogo gosudarstva, SanktPeterburg, 1994; R.G. Skrynnikov,  Tragedija Novgoroda, Moskva 1994.

 

[12] Poche sono le notizie che gli Annali riportano circa il periodo 1460-70. I frammenti degli svody Novgodoriani come la Letopis’ Avraamki, PSRL XVI, SPb. 1889, la Novgorodskaja IV letopis’, PSRL IV, 1, Мoskva 2000, hanno il carattere di brevi e secche note.

 

[13] Cfr. tra le altre, la Novgorodskaja IV letopis’,op. cit., 508.

 

[14] Op. cit., pp. 273 ss.

 

[15] Come testimonia, tra gli altri, il celebre racconto di Nikolaj M. Karamzin intitolato proprio Marfa posadnica, ili pokorenie Novagoroda (1802).

 

[16] Bernadskij, op. cit., 275.

 

[17] PSRL  ХХIV, Moskva 2000 (2° ed.), 188; PSRL VI,2, Mpskva 2001 (2° ed.), 191:  « E scesero i posadniki al veče, e i boiari di Novgorod fedeli al veče e i ribelli, gli infedeli, e tutti gli abitanti di Novgorod e inviarono messi al maledetto re polacco e latino, Casimiro di Lituania. Gli abitanti dei villaggi e i proprietari terrieri non volevano, ma quelli non li ascoltarono e se ne andarono col re».

 

[18] Bernadskij, op. cit., 276.

 

[19] A.A. Zimin (a cura di), Pamjatniki russkogo prava, vyp. 2, Moskva 1953, 217.

 

[20] Ustjužnyj letopis’nyj svod, Moskva-Leningrad 1950, 92. Cfr. anche Bernadskij, op. cit., 298 s.

 

[21] Op. cit., 299.

 

[22] Ad es. la Pskovskaja letopis’, PSRL V, SPb. 1851, 57.

 

[23]Cit. da Bernadskij, op. cit. 301.

 

[24] PSRL, VI, op. cit. 303. «Noi, Gran Principi, vogliamo che lo stesso ordinamento che abbiamo a Mosca, sia esteso alla nostra otčina della Grande Novgorod».

 

[25] Ivi, 213 s.

 

[26] Ivi, 304 «Che non ci sia più la campana del veče, non ci sia più il posadnik, e tutto il governo sia lasciato a noi».

 

[27] Cfr. Bernadskij, op. cit. 314.

 

[28] Cfr. Čerepnin, op.cit., 198.

 

[29] Sulle confische delle terre al vescovo di Novgorod e ai monasteri, molto utile lo studio di A.A Frolov. Konfiskacii votčin novgorodskogo vladyki i monastyrej v poslednej četverti XV veka, in Drevnijaja Rus’, Voprosy medievistiki, 4, 2004, 54 ss.

 

[30] Così Bernadskij, op. cit. 315.

 

[31] Op. cit., 54.

 

[32] Op. cit., 204. «Quelle volosty erano prima dei gran principi ma loro le avevano fatte proprie»

 

[33] Cfr. Sofijskaja II letopis’, op. cit., 216.

 

[34] Bernadskij, op. cit., 319.

 

[35] La questione è controversa, cfr. Frolov, op. cit., 55 ss.

 

[36] Cfr. N.A. Kazakova, Ja. S Lur’e., Antifeodal’nye eretičeskie dviženija na Rusi XIV-načala XVI veka, Moskva-Leningrad 1955, 102.

 

[37] «Togo že leta mesjaca julja v 15 den’ knjaz’ velikij poimati velel mnogih boljar novogorodskich v Novgorode i rozvel i ves’ Novgorod odolel i za sebja vzjal», Ustjužnyj letopis’nyj svod, Moskva-Leningrad 1950, 95. «Quello stesso anno, il 15 luglio, il gran principe ordinò di arrestare molti boiari novgorodiani a Novgorod e distrusse e sconfisse l’intera Novgorod e se ne appropriò».

 

[38] Dati tratti da Bernadskij, op. cit. 321 s.

 

[39] Ivi, 331 ss.