N° 2 - Marzo 2003 – Cronache

 

XV Convegno Internazionale di Studi “l’Africa Romana”

Ai confini dell'impero:

contatti, scambi, conflitti

Tozeur, 11-15 dicembre 2002

 

 

Si è tenuto nella suggestiva oasi desertica di Tozeur (presso l’Hotel La Palmeraie) tra l’11 ed il 15 dicembre 2002 la XV edizione del Convegno Internazionale di Studi dedicato a “L’Africa Romana”, uno degli appuntamenti fissi e tra i più significativi nel panorama scientifico delle discipline storiche ed archeologiche. Quelle di Tozeur sono state ancora una volta un momento importante di confronto, di aggiornamento e di studio, oltre che una straordinaria occasione di incontro tra specialisti delle più diverse discipline che si occupano di nord Africa.

Il convegno ha avuto un importante prologo lo scorso mese di maggio, quando a Tunisi è stato presentato il volume sulla cooperazione italo-tunisina nel settore archeologico (Uomo, territorio, abiente), curato dal Prof. Antonio Corda, con la presentazione del Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri onorevole Mario Baccini e dell’allora direttore dell’Institut National du Patrimoine professore Boubaker Ben Fraj. In quell’occasione il professor Attilio Mastino - Pro-rettore dell'Università degli studi di Sassari - che dal 1983 è il vero artefice della serie di convegni su “L’Africa Romana”, rilanciò davanti alle Autorità tunisine ed all’Ambasciatore d’Italia Armando Sanguini un’idea manifestata poco tempo prima da Andrea Carandini. Scriveva Carandini nel volume Giornale di Scavo, Pensieri sparsi di un archeologo (Einaudi 2000) edito nel pieno della polemica sul rinnovo della direzione della Scuola Archeologica Italiana di Atene: “Manca una scuola analoga a quella di Atene rivolta al Mediterraneo occidentale, con particolare riguardo all’Africa settentrionale. Dovrebbe avere la sua sede a Tunisi ([perché] Roma è incentrata troppo su se stessa)”. Ed in effetti nel quadro dell’ormai trentennale collaborazione italo-tunisina – così è almeno per quel che riguarda i Convegni de “L’Africa Romana”- nel campo della ricerca storico-archeologica, quella dell’assenza di una scuola di specializzazione in nord Africa, una scuola stabile aperta agli studenti italiani e non solo, sembra essere l’unica importante lacuna da colmare. Uno sforzo che appare però necessario compiere anche in virtù dei risultati che la serie di convegni ottiene anno dopo anno. Le ultime edizioni, a partire da quella di Cartagine del 1994, hanno infatti dimostrato in modo inequivocabile quanto la ricerca legata alla storia antica e all’archeologia svolga un ruolo importante nello sviluppo dei rapporti di collaborazione non solo fra l’Italia e la Tunisia ma anche fra l’Europa ed il nord Africa.

 

La XV edizione del Convegno Internazionale di Studi de “L’Africa Romana”, è stata dedicata al tema “Ai confini dell'impero: contatti, scambi, conflitti”.

Il congresso è stato realizzato dal Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari e dal Centro di studi interdisciplinari sulle province romane, con il Patrocinio dell’Association Internationale d’Épigraphie Grecque et Latine, del Ministero degli Esteri e dell’Institut National du Patrimoine di Tunis. I lavori hanno preso il loro avvio nella mattina di giovedì 12 dicembre. La seduta inaugurale è stata presieduta da Mohammed Béji Ben Mami, Direttore Generale dell’Institut National du Patrimoine di Tunis.

Oltre ad Attilio Mastino, sono intervenuti per i portare il loro saluto: Angela Donati, Segretaria generale dell’Association Internationale d'Épigrahie Grecque et Latine; Vanni Beltrami, Rappresentante dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente; Angelo Castellaccio, delegato dell’Assessore alla Cultura della Regione Autonoma della Sardegna on.le Beniamnino Scarpa; Armando Sanguini, Ambasciatore d'Italia; Kamel Haj Sassi, Segretario di Stato, in rappresentanza di S.E. il Ministre de la Culture, de la Jeunesse et des Loisirs, prof. Abdelbaki Fermassi. Successivamente, sotto la presidenza di Mustapha Khanoussi, Pol Trousset (Aix-en-Provence) ha introdotto il tema generale del convegno: “Ai confini dell’impero: contatti, scambi, conflitti”.

Hanno fatto seguito gli interventi di Piero Bartoloni (Sassari), che ha presentato il volume Recherches sur l’architecture funéraire punique du Cap Bon di Mounir Fantar; di Angela Donati (Bologna), che ha presentato il volume L’Africa romana, XIV, Sassari, 7-10 dicembre 2000, a cura di M. Khanoussi, P. Ruggeri, C. Vismara, Edizioni Carocci, Roma 2002 ("Lo spazio marittimo del Mediterraneo occidentale: geografia storica ed economia"); di Jean-Michel Roddaz (Bordeaux), che ha presentato il volume Le Cap Bon, jardin de Carthage. Recherches d’épigraphie et d’histoire romano-africaines (146 a.C. - 235 p.C.) di Samir Aounallah, Ausonius-Dipartimento di Storia Università Sassari, Bordeaux 2001; di Jean Desanges (Paris), che ha presentato il volume Mourir à Dougga, a cura di M. Khanoussi e L. Maurin; di Mustapha Khanoussi, a nome di Azedine Beschaouch (Tunis), che ha presentato il volume Scavi archeologici ad Uthina (1995-2001). Rapporto preliminare dell’attività di ricerca dell’Institut National du Patrimoine de Tunis e dell’Università di Cagliari, Italia. I, Lo scavo e le ricerche in corso, a cura di Giovanna Sotgiu, Habib Ben Hassen, Antonio M. Corda; di Raimondo Zucca che ha presentato il volume L’agorà di Eraclea Lucana, Carocci 2002, di Giampiero Pianu; di Yann Le Bohec (Paris), che ha presentato il volume Tingitana en la antigüedad tardía (siglos III-VII), (Biblioteca Archaeologica Hispana, 11), Ed.Ed. Real Academia de la Historia, Madrid 2001, di Noé Villaverde Vega, Melilla.

 

Il convegno si è articolato in quattro sessioni. La prima, che ha tenuto impegnati i partecipanti per tutti i quattro giorni dell’incontro, ha avuto per oggetto il soggetto principale del congresso: “Ai confini dell’impero: contatti, scambi, conflitti”. Accanto ad esposizioni dedicate a tematiche generali, come ad esempio quella di Jean-Paul Morel (Aix-en-Provence), “De la Grèce à Rome: quelques réflexions sur la “frontière””, o di Jean Michel Roddaz (Bordeaux) “Auguste et les confins”, hanno trovato spazio in questa sessione relazioni più specifiche, come ad esempio quella di Jean-Pierre Laporte (Paris), intervenuto su “Trois forts du limes en Algérie : Aras, Aïn Grimidi, El Gahr”, o di Tahar Mansouri (Tunis) su “Les frontières entre Byzance et l'Islam” o ancora di Ahmed Ferjaoui (Tunis) che ha relazionato su la “Présence punique en Tunisie centrale”. In totale le relazioni esposte nella prima sessione, che ha visto un’attenzione specifica per temi quali il deserto, il limes, le fortificazioni, le popolazioni, i contatti, gli scambi ed i conflitti, sono state 49 (lette 35).

 

Tra gli interventi che hanno caratterizzato la seconda sessione dedicata alle problematiche delle “Relazioni del Nord Africa con le altre province” possono essere ricordati quelli di Harry Proto, Gian Mario Beltrami, Vanni Beltrami (Roma): Problemi tecnici della navigazione lungo le coste africane nell’antichità”; di Charène Chafia (Tipasa): Note préliminaire sur les relations commerciales de la Numidie et de la Maurétanie Césarienne avec Rome aux trois premiers siècles de l’empire; di José Remesal (Barcelona): Africa en el Testaccio. In questa sessione sono state presentate 31 relazioni, di cui 18 lette.

 

Per quanto riguarda la terza sessione che aveva per oggetto i “Nuovi ritrovamenti epigrafici” hanno proposto comunicazioni, tra gli altri, Louis Maurin (Bordeaux): Un Gauloi à Thugga ? A propos d’une stèle funéraire monumentale de Dougga; Ginette Di Vita-Evrard (Paris): L’identité des sufètes de Biracsaccar: encore CIL VIII 3876; Ari Saastamoinen (Helsinki): On the Problem of Recognising African Building Inscriptions; Abdelaziz Bel Faïda (Rabat): Le culte de Silvain en Afrique romaine: témoignages épigraphiques; Nacéra Benseddik (Alger): Esculape, Hygie et la legio III Augusta; Khadidja Mansouri (Oran): Edifices publics et évergétisme en Maurétanie Césarienne sous le Haut-Empire. Témoignages épigraphiques; Sabine Lefebvre (Paris): L’emploi de ob honorem pour les femmes. A propos de l’inscription de Pompeiia Valerina; Raimondo Zucca (Sassari): Un codex multiplex da Tharros in Sardinia. Nell’insieme sono state presentate 23 comunicazioni, di queste 10 sono state lette.

 

Nell’ambito della IV sessione (“Aspetti generali, istituzionali, storici”), hanno tra gli altri relazionato: Yann Le Bohec (Parigi): Un échec de César en Afrique: l’expédition de Curion; Luís Pons (Barcelona): La annona militaris en la Tingitana: observaciones sobre la organización y el abastecimiento del dispositivo militar romano; Antonino Di Vita (Macerata): Una “clausura” a Sabratha?; Wolfgang Kuhoff (Augsburg): La politica militare degli imperatori romani nell’Africa dal principato al basso impero; Gabriella Amiotti (Milano): L’Africa nella Tabula Peutingeriana. Sono state 35 le comunicazioni presentate, di cui 28 lette.

 

Nel corso della giornata conclusiva del convegno Mohammed Béji Ben Mami, Direttore Generale dell’Institut National du Patrimoine di Tunis e Vice presidente dell’Unione degli Storici Arabi, ha consegnato a nome dell’Unione degli Storici Arabi una medaglia d’oro (Onorificenza dello storico arabo) al professore Attilio Mastino.

I quattro giorni di lavoro hanno offerto un’enorme quantità di novità, di informazioni e nuovi dati. Si è spaziato dalle puntualizzazioni cronologiche all’attenzione per la tutela per la salvaguardia dei beni culturali e alla denuncia per le situazioni di abbandono e di degrado. Riguardo questo delicato punto è stata anche evidenziata la crescente attenzione per i monumenti archeologici in tutto il Maghreb grazie all’azione dei Ministeri, degli Istituti e degli Enti preposti alla tutela. Ma accanto agli apprezzabili risultati scientifici va ricordato l’altro importante significato che ha assunto il ripetersi di questi convegni a cadenza biennale. Su quest’aspetto si è soffermato Attilio Mastino ricordando come in occasione del XIII Convegno de “L'Africa Romana” di Djerba, il Ministro della Cultura della Tunisia Abdelbaki Hermassi rivolse parole di gratitudine nei confronti della comunità scientifica che si dedica agli studi classici per superare i nazionalismi e favorire la nascita di rapporti di collaborazione, di confronto, di scambio culturale tra le due rive nel Mediterraneo. Abdelbakì indicò nel dialogo tra le regioni meridionali dell’Europa e il Mondo Arabo il vettore capace “di segnare una fase nuova, di aiutare l’Europa a capire meglio ed a farsi capire”; ricordò come il Mediterraneo, con i suoi colori e la sua ricchezza e varietà, sia stato la culla di idee, di civiltà, di religioni e di culture, elementi vitali che contribuiscono ancora alla costruzione delle diverse complesse identità dei singoli popoli mediterranei. “Oggi, dopo l’11 settembre 2001 - ha detto il professor Attilio Mastino nel corso del saluto inaugurale riallacciandosi a tali considerazioni – quelle parole appaiono profetiche e ci richiamano ad un’azione più incisiva per costruire la pace, a Betlemme occupata come in Europa, a Baghdad come nel Maghreb ma anche nelle due parti di Gerusalemme. Con il Convegno di questi giorni abbiamo inteso lanciare un messaggio di umanità, di amicizia, di apertura, di apprezzamento per una storia lunga e complessa che rispettiamo e che ammiriamo”.

 

Nella XV edizione de “L’Africa Romana” sono state presentate complessivamente 138 tra relazioni e comunicazioni. Ai lavori hanno preso parte oltre 250 studiosi, provenienti da 12 paesi, dalla Tunisia, dal Marocco, dall’Algeria, dalla Libia, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Svizzera, dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dalla Finlandia, dagli Stati Uniti, e dall’Italia, presente con una ventina di Università. I nuovi dati presentati in occasione del convegno di Tozeur saranno pubblicati nella collana del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari e nel volume degli Atti, che sarà ancora una volta curato da Mustapha Khanoussi, Paola Ruggeri e Cinzia Vismara per le edizioni Carocci di Roma.

L’appuntamento per la XVI edizione è tra due anni, nell'ottobre o nel dicembre 2004, in Sardegna o forse nel Maghreb. Il tema del prossimo incontro è ancora oggetto di discussione nel Comitato scientifico.

 

 

Antonello Sanna

Università di Sassari