N° 2 - Marzo 2003 - Memorie

Angelo Castellaccio

Università di Sassari

 

SAN COSTANTINO NELL'ONOMASTICA GIUDICALE

 

Nell'inverno del 533 si avvia un processo di relazioni, di dipendenza politica, amministrativa e militare dell'isola di Sardegna dall'Impero bizantino i cui esiti culturali vanno ben oltre quello che generalmente gli storici considerano l'esclusivo limite temporale della dominazione bizantina; pressoché unanimemente, supportando per mancanza d'idonea documentazione la propria interpretazione con l'analisi degli avvenimenti di valenza generale che caratterizzano la storia del Mediterraneo nei secoli dell'Alto Medioevo, lo pongono a cavallo dei secoli IX-X.

Se è vero che deve datarsi a questo momento la nascita di quell’originale sistema istituzionale indigeno che viene chiamato dei regni giudicali, e che si qualifica come l'esito finale di un lungo processo di progressiva separazione della Sardegna dal cuore dell'impero bizantino, Bisanzio, una volta conquistata dagli Arabi la città di Cartagine, che fino alla fine del secolo VII fungeva da filtro tra l'amministrazione periferica dell'Isola e quella centrale, è infatti altrettanto certo che il retaggio della presenza bizantina si manifesta in tematiche differenti, in tempi, situazioni e modalità che vanno ben oltre la fine del secolo IX, primissimi decenni del X.

Se giustamente Giulio Paulis invita ad un atteggiamento prudente, a non cadere in un facile iperbizantinismo, a distinguere tutto ciò che è direttamente ascrivibile all'influenza bizantina da quanto può essere mediato da elementi africani insediatisi o pervenuti in tempi diversi nel territorio isolano, ma già in contatto con l'ambiente bizantino, appare tuttavia innegabile come all'insieme di elementi culturali sicuramente di provenienza bizantina debba farsi risalire il mito dapprima, ed in seguito il fervore religioso, che caratterizza la figura dell'imperatore Costantino; Costantino, il primo grande guerriero della fede cristiana, per tale motivazione innalzato nel menologio orientale, dove grande risalto rivestono i santi guerrieri, alla dignità di isoapostolos.

Il dominio bizantino si è esercitato un po' ovunque, nel territorio isolano, con una presenza superficiale e meno cogente nella Sardegna centrale, modesta in quella nord occidentale, sicuramente più marcata ed incisiva nelle regioni meridionali, anche e soprattutto per motivazioni geografiche (ricordiamo, a titolo d'esempio, l'insediamento di Villa Greca), ed è in questo habitat che ne ritroviamo le tracce più consistenti: iscrizioni, oggetti della cultura materiale, reperti iconografici, etc. Non è dunque un caso che il culto dell'imperatore Costantino, sicuramente venerato come un santo nell'Isola, venga attestato in un'iscrizione mutila rinvenuta a Nuraminis, nella Sardegna meridionale; scritta in lingua greca ma con caratteri latini, è dedicata appunto a Constantinu Megalu, a Costantino il Grande (L. PANI ERMINI, Una testimonianza del culto di San Costantino in Sardegna, pp. 613-25; TURTAS, p. 173).

Un segno dell'elevato prestigio che nella società isolana circondava la figura del santo imperatore viene dall'impressionante frequenza con cui il suo nome, nelle diverse varianti (Gosantine, Gantine, Goantine, Antine), compare nell'onomastica locale di ambito giudicale, a stare alla documentazione disponibile; lo ritroviamo a tutti i livelli, sia negli ambienti più umili, tra i servi, che, in particolare, nei ceti privilegiati, in quell'aristocrazia laica e religiosa detentrice del potere in ogni sua diversificata accezione.

Non abbiamo avuto a disposizione il tempo necessario per considerare la frequenza con cui il nome compare nella documentazione isolana dei primi secoli successivi all'anno Mille, per la quale rinviamo allo studio definitivo che sarà edito negli Atti del convegno; per il momento, in attesa di uno spoglio esaustivo della documentazione sarda medioevale, in particolare dei condaghi, una fonte di inestimabile valore per tutto il panorama culturale europeo, sicuramente non ancora apprezzata dagli studiosi per quanto meriti in effetti il contenuto, anche ed in particolare per le diverse letture che se ne possono fare, tralasciando i cartulari monastici di San Pietro di Silki, San Michele di Salvenor e Santa Maria di Bonarcado, nonché quello regio di Barisone II di Torres, e limitandoci alla documentazione del monastero di San Nicola di Trullas, già magistralmente interpretata da Paolo Merci, emerge significativamente che su un totale di 669 nomi maschili che vi compaiono Costantino (Gosantine) figura al secondo posto, col 13,3 % di presenze, preceduto solo da Pietro (Petru), che compare nel 17,6 % delle volte, mentre praticamente assenti risultano i personaggi femminili di nome Costantina. A distanza seguono nomi di sicura origine indigena, quali Comita, Mariane, Ithoccor, Furatu, Gunnari, Dorgotori.

Non ci si deve meravigliare di questo riscontro numerico, ma è perfettamente comprensibile come di fronte a Pietro, primo degli apostoli, fondatore della Chiesa terrena di Cristo, anche il nominativo dell'imperatore guerriero della fede debba soccombere; piuttosto, è sintomatico come la differenza sia estremamente limitata, il che è un'ulteriore conferma, nel caso ve ne fosse bisogno, dell'estensione e della forza con cui il culto di San Costantino si caratterizza in Sardegna, nelle sue differenti articolazioni territoriali e, lo si è detto, sociali.

Se ora in un esame comparativo della frequenza del nome Costantino volessimo limitarci all'ambito dei donnikellos e dei majorales, al numericamente limitato ma politicamente ed economicamente determinante nucleo dei possidenti terrieri, interpreti ed attori protagonisti delle linee-guida della politica e delle vicende giudicali, limitandoci allo spoglio dei personaggi maschili sicuramente indigeni di più alto spessore nobiliare, così come sono delineati nelle tavole e nei relativi commi del fondamentale lavoro Genealogie medioevali di Sardegna, curato da F.C. Casula col contributo di studiosi italiani e stranieri, troveremmo che nel regno di Arborea, su un totale di 27 individui, almeno 3 si chiamano Costantino, il cui nome ricorre pertanto nell'11,11 % dei casi.

Si tratta, rispettivamente, di Costantino de Orrù, imparentato con la famiglia reale, che compare in un documento del 15 ottobre 1102 (I, 18), di Costantino I de Lacon-(Serra), presente in numerose fonti storiche, dal Fara attendibilmente riconosciuto come giudice (I, 26; II, 1), e di Costantino de Lacon-(Serra), figlio di Comita III e menzionato unicamente in un documento del 1164 (II, 5).

Negli ambienti giudicali elitari il nominativo compare dunque in un'entità che non si discosta in termini sensibili da quanto individuato per la documentazione di ambito generale relativa al monastero di San Nicola di Trullas, i cui vasti possedimenti si estendevano dal Logudoro al Cabu Abbas al Margine al Meilogu. A parziale giustificazione della lieve differenza deve tenersi conto di due fattori, che incidono sensibilmente nel determinare tale situazione: primo, il fatto che in Sardegna fosse frequente, allora come ora, la consuetudine di chiamare i figli primogeniti col nome del proprio genitore, in una sorta di perpetuazione di un nome "familiare" nel segno di un ricordo e di un gratificante affetto per l'autorità e la figura paterna, il che ovviamente incide sulla frequenza e sulla reiterazione dei nominativi; secondo, la composizione dei nuclei familiari elitari era allora piuttosto consistente, il che comportava, inevitabilmente, un'onomastica più articolata e, conseguentemente, la rarefazione di un nome pur qualificato ed illustre quale quello di Costantino.

Se andiamo ora ad analizzare le tavole genealogiche relative alle casate indigene del regno di Cagliari, scopriamo che su 21 personaggi ve ne sono ben tre che si chiamano Costantino, il cui nome ricorre quindi nel 14,28 % dei casi.

Li indichiamo meglio: Costantino-Salusio II de Lacon-Gunale, che figura giudice in alcuni documenti databili al biennio 1089-90 (III, 6); Costantino-Salusio III de Lacon-(Gunale), giudice dal lungo regno, posto che lo troviamo alla guida del suo territorio almeno dal 1130 al 1163 (III, 23), ed infine Costantino (de Lacon-Gunale), verosimilmente figlio di un certo Zerchis, a sua volta figlio di Costantino-Salusio II, se si deve riconoscere fiducia ad un documento del 1141 (III, 24).

Addentrandoci nell'analisi delle figure di rango giudicale relative al regno di Gallura, scopriamo che su 14 personaggi maschili - ad onor del vero non tutti certi - almeno 3 si chiamano Costantino. Si tratta di Costantino I Gherardesca, verosimilmente da identificarsi nel Costantino giudice gallurese attestato in una lettera di Gregorio VII del 1073 (IV, 3), di Costantino III de Lacon-(Gunale?), che compare come giudice in un documento del 1146 e passa a miglior vita sicuramente prima del 1173 (IV, 13), ed infine di Costantino Spanu, probabilmente "giudice di fatto" in Arborea nel 1199, per quanto asserito da F.C. Casula (IV, 14; II, 10). In questo regno la presenza del nome Costantino nella famiglia reale si attesta dunque, imprevedibilmente, su una soglia molto alta, il 21,4 %; a parziale giustificazione di una differenza così sensibile da quanto verificato per gli altri regni giudicali si può addurre l'esiguo numero dei personaggi evidenziati nelle Genealogie, dove la presenza di un solo personaggio di nome Costantino in più, od in meno, appare in grado di stravolgere le statistiche.

Se estendiamo la presente analisi al regno di Torres, che in teoria dovrebbe essere quello più distante dall'ambito territoriale su cui più intensamente si sono esercitati dominio ed influenza culturale bizantini, riscontriamo che su 34 personaggi di sesso maschile apparentemente veritieri - su alcuni sussistono forti dubbi, posto che le tavole genealogiche dei giudici di Torres elaborate dall'equipe coordinata da F.C. Casula appaiono visibilmente meritevoli di rielaborazione, anche alla luce di recenti studi e di ulteriore disponibilità documentaria -, solamente due si chiamano Costantino, la cui presenza ricorre quindi solo nel 5,88 % dei casi.

Si tratta, per l'appunto, di Costantino I de Lacon-(Gunale), probabile fondatore della rinomata basilica di Nostra Signora di Saccargia (consacrata nel 1127) e progenitore del più conosciuto Gonnario de Lacon-(Gunale), deceduto in odore di santità in data imprecisata, presumibilmente nel 1198, nel monastero di Clairvaux, dopo un'esistenza avventurosa conclusasi in penitenza e nella rinuncia ai fasti della vita mondana (limitatamente a quanto potevano consentire gli agi e le ridotte possibilità economiche del tempo). Costantino ricopre la carica di giudice per un arco di tempo che va sicuramente dal 1114 al 1124, ma con possibile estensione ad una temporalità di più ampio spessore (V, 14).

Abbiamo poi il pronipote Costantino II de Lacon-(Gunale), chiamato anche di Martis, sicuramente giudice del regno di Torres dal 1170 - in questa data, ed in tale veste lo ritroviamo associato al trono col padre Barisone II - al 1198; in quest'anno, scomunicato, muore per grave malattia (VI, 6), ponendo la parola fine, dopo 7 generazioni, alla dinastia di cui era diretta espressione (Liber iudicum turritanorum).

Considerato che il nome Costantino ricorre solo nel 5,88 % delle volte si potrebbe avere, in questo senso, indiretta conferma di una presenza culturale bizantina nel territorio turritano meno incisiva che altrove, motivazione che potrebbe giustificare l'affermazione di F.C. Casula di un'origine dei giudicati nel regno di Torres ed un passo del condaghe di San Gavino che ne lascia trasparire l'avvio all'iniziativa di una famiglia che avrebbe governato contemporaneamente in Torres ed in Arborea.

Viceversa, in un raffronto con la famiglia degli Athen, temibile rivale dei de Lacon-Gunale nella guida del giudicato di Torres, osserviamo che su 24 personaggi maschili almeno 4 si chiamano Costantino, con una percentuale del 16,66 che ben potrebbe ascriversi ad una sorta di "programmata" (?), ricercata distinzione dal comportamento tenuto dalla famiglia reale.

In conclusione, se è vero, come afferma il condaghe di San Gavino, recentemente studiato nei dettagli e riportato alla giusta dignità di autorevole fonte da Giuseppe Meloni, che nei primi momenti d'avvio dei regni giudicali sarebbe stata la Chiesa a gestire il potere reale, nominando o revocando annualmente i singoli giudici, il nome Costantino potrebbe essere stato assunto dai monarchi isolani in una sorta di sincretismo politico-religioso, di intenzionale volontà di governo di un territorio nel nome della Chiesa, qualità che si riconoscevano all'imperatore Costantino.

Né va trascurato il fatto che i primi regnanti isolani, anche a giustificazione di fronte ai propri sudditi delle prerogative esercitate secondo modalità nuove, originali, differenti da quelle consuete del periodo bizantino, non intesero affatto qualificarsi come elemento di rottura col passato, ma governare nel segno di una continuità con Bisanzio, di cui la Chiesa rappresentava un elemento portante, una delle due componenti che fa definire cesaro-papista l'impero bizantino.

In questo senso, niente, credo, poteva meglio contribuire al risultato che il governo di uno Stato nel segno della Chiesa e col nome di Costantino.